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"Andrai, piccolo libro, senza di me nella Città, ma non ti invidio.
Và - và nella Città a me proibita - proibita al tuo padrone."Ovidio
Incerta primavera
Ti amo ancora da lontano,
Paese degli alberi fioriti,
tu hai la primavera in mano,
io, solo sogni intorpiditi.
Hai scritto sulla mia pelle
le lettere del tuo amore,
Io, alla luce delle stelle
solo il confine del tuo cuore.
Penso all’estate della sabbia
rovente presso le tue sponde,
ma è scoppiata una rabbia,
non la capisce nè le onde.
Presso la riva del Mar Nero,
sulla mia spiaggia di argento,
riflette triste il poeta vero
portato qui dal tuo vento.
Neppure Ovidio può capire
perché i tempi allontanati
non ti han fatto ancor sentire
i cuori dalla stessa madre nati.
Vive in pietra sulla mia terra,
lo amiamo anche se è freddo,
m’abbaglia l’incerta primavera,
ma nei tuoi olivi pure credo.
Canta la luce nei bei carnevali,
sento la musica scorrendo
nel sangue delle mie mani,
scrivendo versi pur morendo.
Brilla un’ onda già lontana
nel fulmine del mondo virtuale,
e l’acqua della mia fontana
vuole nutrire il vaso spaziale.
Ho scritto versi dai fiori infocati
sul muro che crollò sulla tua terra
senza bruciare il ricordo dei tuoi peccati,
eppure hai già rubato la mia primavera.
Invano mi hai cancellato la musica del cuore
cucita con le lacrime del sonno,
parlava solo di un doloroso amore
dal Cielo sceso in me come un dono!
Marilena Rodica Chiretu-19.02.2009

Publio Ovidio Nasone, più semplicemente Ovidio (in latino: Publius Ovidius Naso; Sulmona, 20 marzo 43 a.C. –Tomis-Costanza-Romania, 18), è stato un poeta latino, tra i maggiori elegiaci romani.Statua realizzata dallo scultore Ettore Ferrari.Esiliato a Tomis dall'impratore Augustus, vi morì, dopo 9 anni. Il poeta scrisse qui le celebri opere "Tristia" e "Pontice" , nelle quali rimpiange l'esilio tra i barbari, come considerava lui l'arcaica popolazione autoctona, ma riconose l'ospitalià che godette da parte sua.
 
 

 

Mappa della Dacia.

 

Decebalo e Traiano, Dacia e Roma.

Fondata 2750 anni dopo la Città Eterna (753 a.C. al 330 d.C.), Nova Roma ha avuto lo scopo di riportare in vita i tempi d'oro. Ma mentre gli antichi Romani si erano imposto con le spade e le legioni, i novi Romani intesero ottenere gli stessi risultati attraverso la diffusione della conoscenza e attraverso esempi di virtù. Intemeiata 2750 de ani dupa Cetatea Eterna (753 a.C- 330 d.C.) Noua Roma a avut ca scop sa reinvie epoca de aur. In timp ce anticii romani s- au impus cu spadele si legiunile lor, noii romani au inteles sa obtina aceleasi rezultate prin raspandirea cunostintelor si a exemplelor de virtute.(Da Wikipedia, l'enciclopedia liberaTaducere Marilena.
 

ro.wikipedia.org/wiki/Limba_dacorom

Porolissum was an ancient Roman city in Dacia. Established as a military camp in 106 during Trajan's Dacian Wars, the city quickly grew through trade with the native Dacians and became the capital of the province Dacia Porolissensis in 124. The site is one of the largest and best-preserved archaeological sites in modern-day Romania.
From Wikipedia, the free encyclopedia
Porolissum è uno tra i maggiori siti archeologici della Romania. E' diventato centro militare nell' epoca di Traiano, per difendere i confini dell'Impero e per facilitare gli scambi commerciali con i Barbari. Oggi, si trova nella provincia di Salaj, nei Monti Carpazi.
Statuto

Fu costituita a partire dalla fine del 106, inizi del 107 d.C. ed affidata ad un Legatus Augusti pro praetore (governatore, ex-console), da cui dipendevano due legatus legionis (comandanti di legione) ed un Procurator Augusti finanziario.
E nel 129, Adriano divise la nuova provincia in due parti, la Dacia Superiore e Dacia Inferiore (comprendente i territori della Transilvania e dell'Oltenia). Il comando generale era affidato ad un governatore di rango senatorio, che avesse in precedenza ricoperto il ruolo di Pretore e alle cui dipendenze stava il legatus legionis della legio XIII Gemina. Vi erano inoltre nella provincia Superiore un Procurator Augusti finanziario e un un Procurator Augusti ducenario nella provincia Inferiore.
Sotto Marco Aurelio, o forse già Antonino Pio, la provincia fu unificata amministrativamente e militarmente (con il nome di Tres Daciae) ma divisa in tre nuove sotto-province: Dacia Porolissensis con capoluogo Porolissum (vicino a Moigrad, distretto di Salaj); Dacia Apulensis con Apulum; e Dacia Malvensis con Malva (localizzazione ignota). Il comando gnerale fu affidato ad un Legatus Augusti pro praetore (governatore, ex-console), da cui dipendevano due legatus legionis (comandanti di legione, di rango senatorio) e tre Procurator Augusti finanziari.[1]
Le tres Daciae avevano tuttavia una capitale comune, Ulpia Traiana Sarmizegetusa, e un'unica assemblea che discuteva gli affari provinciali, comunicava le lagnanze dei malcontenti e calcolava la ripartizione delle tassazioni.
Dall'85 all'89, i Daci, comandati prima dal vecchio re Duras-Diurpaneus, e poi

da Decebalo, combatterono due guerre contro i Romani. La guerra terminò nell'89, in seguito alla disfatta subita ad opera di Marcomanni e Quadi. Domiziano fu costretto a stipulare un trattato di pace di dubbia utilità per l'Impero, ché se da un lato garantiva la sicurezza del confine danubiano, dall'altro prevedeva per i Romani l'invio di istruttori militari, artigiani e anche denaro. I Daci restarono quindi indipendenti e Decebalo ricevette il titolo di "re cliente di Roma".
La conquista della Dacia (101-106)

Per mettere fine allo scomodo potere a nord del Danubio, e forse anche per risanare le finanze dell'Impero Romano con la cattura del famoso tesoro di Decebalo e delle sue miniere d'oro, Traiano decise di conquistare la Dacia, guadagnando così il controllo sulle miniere d'oro della Transilvania. Il risultato di questa prima campagna (101-102) fu l'assedio della capitale dacica Sarmizegetusa Regia e l'occupazione di parte del territorio. La seconda campagna (105-106) si concluse con il suicidio di Decebalo, e la conquista del territorio che avrebbe formato la provincia romana della Dacia Traiana. La storia della guerra fu scritta da Dione Cassio, ma molte informazioni sono deducibili dalle raffigurazioni scolpite sulla Colonna di Traiano a Roma.
La dominazione romana. (107-271)
Foto1- Daco; Foto 2- Nobili daci- Disegno realizzato da Radu Oltean(www.historyarts.ro)
www.enciclopedia-dacica.ro/.../tarabostes.htm

Il cuore del vecchio regno di Decebalo fu trasformato, insieme all'Oltenia occidentale ed al Banato, nella nuova provincia di Dacia,[2] con capitale la città di nuova fondazione di Colonia Ulpia Traiana Augusta Dacica Sarmizegetusa (probabilmente sul tracciato del vecchio campo militare[3] di Traiano).
Al contrario, buona parte della pianura della Valacchia (con l'installazione di alcuni forti di unità ausiliarie come a Piroboridava), della Muntenia e della Moldavia furono attribuite alla provincia di Mesia inferiore.[4]
A causa della diminuzione della popolazione nel territorio conquistato, dovuta alle recenti guerre e conseguente alla migrazione di molti Daci a nord dei monti Carpazi e ad ovest nella piana del fiume Tibisco, vennero importati coloni per coltivare la terra e lavorare nelle miniere a fianco alle popolazioni daciche. I coloni, oltre alle truppe legionarie, erano principalmente coloni romani di prima o seconda generazione provenienti dal Norico e dalla Pannonia, poi seguiti da altri coloni di Tracia, Mesia e Asia Minore.
I Romani costruirono forti per proteggersi dagli attacchi di Roxolani, Alani, Carpi, Iazigi, Buri, Vandali, Costoboci e Daci ancora liberi e costruirono tre grandi strade militari per unire le città principali.
Una quarta strada, successiva a Traiano, attraversava i Carpazi ed entrava in Transilvania dal passo di Turnu Roşu.
I Daci nei territori romani, adottarono la religione e la lingua dei conquistatori e l'attuale lingua rumena è una lingua neolatina confermando una precoce romanizzazione di questi territori.

Rovine romane- Histria (Dobrugia, Romania)-Fortezza Ulpia Traiana Sarmizegetusa.
Provincia di Hunedoara
Ritiro romano (256-271)

Costumi della Roma antica.
Il possedimento romano della Dacia era molto precario. Infatti, si dice che già Adriano, conscio della difficoltà nel mantenerlo, aveva contemplato l'idea di abbandonarlo, e venne solo scoraggiato dalla grande quantità di coloni.
Sotto l'impero di Gallieno (256), i Goti attraversarono i Carpazi, e cominciarono a cacciare i romani dalla Dacia settentrionale (la Porolissenis) e centrale (la Superior), fatta eccezione per le piazzeforti fra il fiume Timis e il Danubio. Non sono ricordati dettagli dell'evento, e il principale argomento a sostegno della documentazione di Rufio Festo secondo cui: "sotto l'imperatore Gallieno la Dacia fu perduta" è l'improvvisa scomparsa di scritti e monete romane nella regione dopo il 256.
Aureliano dovette fare fronte alla secessione di Gallia e Hispania dall'impero dal 260, con l'avanzata dei Parti in Asia e la devastazione che i Carpi e i Goti avevano lasciato in Mesia e Illiria, e abbandonò definitivamente la Dacia ritirando le sue truppe nel 271, fissando la nuova frontiera dell'impero sul Danubio. Qui venne riorganizzata una nuova provincia della Dacia Aureliana, con capitale Serdica (oggi Sofia, capitale della Bulgaria). Più tardi, Diocleziano e Costantino riorganizzarono le province Dacia Mediterranea, Mesia Inferiore, Dardania, Prevalitania e Dacia Ripense in diocesi della Dacia, che insieme alla Macedonia formava la prefettura dell'Illirico.

 

Fortezza Blidaru.
La Fortezza da Blidaru viene considerata la più forte del sistema deffensivo dei Monti Orastiei.Blidaru è la sola fortezza che non sia stata conquistata dai Romani, i diffensori arrendendosi solo perché avevano esaurito le risorse. Oltre la fortezza propriamente detta dal Colle Blidaru, sono state trovate numerose torri isolate, le quali sorvegliavano le valli del monte. 
 
Foto 1; 2 : Il busto di Decebalo, una delle sculture più grandiose  dei nostri tempi, è stata scolpita in roccia, sulla riva del Danubio, con la partecipazione degli alpinisti, al desiderio del professore Iosif Constantin Dragan e con l’appoggio finanziario della Fondazione “Iosif Constantin Dragan”. Può essere ammirata, in tutto il suo splendore, durante una crociera con il vaporetto sul fiume.

Foto 3: Daco- statua a Firenze - fotografia di Areta Dumitrescu- Georgescu- Firenze.
www.enciclopedia-dacica.ro

 

Regioni storiche della Romania.

Transilvania
Transilvania, inima Romaniei, care bate impreuna cu cea a Banatului, Maramuresului si a Crisanei, pentru a rotunji tara, in hora muntilor si a vailor./ La Transilvania, il cuore della Romania, che pulsa insieme a quello del Banato, Maramures e Crisana per arrotondare il Paese, nel girotondo dei momti e delle valli.

Sibiu 1808. Pictura de / dipinto di Franz Neuhauser
Muzeul Naţional Brukenthal/ Museo Nazionale Brukenthal' Sibiu.

Transilvania, inima Romaniei/ La Transilvania, il cuore della Romania.
"Romania revolutionara"/" Romania rivoluzionaria"- Constantin Daniel Rosenthal. (1820-1851)
Marea Unire din 1918 a fost si va ramane pagina cea mai sublimă a istoriei romanesti, realizata de poporul insusi, cand Transilvania s- a intors la patria- mama.. / La Grande Unione del 1918 fu e sarà sempre la più sublime pagina della storia romena, realizzata dal popolo stesso, quando la Transilvania ritornò alla patria- madre.
Delegatii participante la Marea Adunare de la Alba Iulia- 1 Decembrie 1918, Unirea Romaniei cu Transilvania.

Bistrita (Bistriza), Poiana Sibiului- Brasov

Bucuresti- Sibiu- Arad
Moldova
Stefan al III-lea, supranumit Stefan cel Mare, a fost domnul Moldovei între anii 1457 şi 1504.
Calitatile umane, cele de om politic, de strateg si de diplomat, actiunile sale fara precedent pentru apararea integritatii tarii, initiativele pentru dezvoltarea culturii au determinat admiratia unor ilustri contemporani, iar, gratie traditiei populare, a fost transformat si intr -un erou legendar. /Stefano III, soprannominato Stefano il Grande, fu il voivoda della Moldavia, tra gli anni 1457- 1504. Le doti umane, quelle di politico, di stratega e di diplomata, i suoi fatti senza precedenza per la difesa e per l 'integrità del Paese, le iniziative per lo sviluppo della cultura, hanno gene rato l'ammirazione di alcune illusti personalità contemporanee, e, grazie alla tradizione popolare, fu trasformato anche in un eroe leggendario.
Din cartea "Prezentul amintirilor"/ Dal libro "Il presente dei ricordi", autor Marilena Rodica Chiretu, Editura "Paralela 45", Pitesti- Romania 1995.
Muntenia- Valahia
Arges (Valahia/ Valacchia)- Oltenia- Dobrogea/ Dobrugia.
Muntenia isi rotunjeste formele impreuna cu Oltenia si Dobrogea. / La Muntenia arrotonda le sue forme insieme all' Oltenia e alla Dobrugia.

 
 
Bibliografia
Ioana A.Oltean, Dacia, landscape, colonisation, romanisation, New York 2007. ISBN 978-0-415-41252-0.
A cura di Grigore Arbore Popescu, Traiano ai confini dell'impero, Milano 1998.
Peter Wilcox & Gerry Embleton, Rome's enemies: Germans and Dacians, Oxford 2004.
Emile Condurachi e Constantin Daicoviciu, Archeologia Mundi: Romania, Roma 1975.
AAVV, I Daci: mostra della civiltà daco-getica in epoca classica, Roma dicembre 1979-gennaio 1980.
R.Syme, Danubian Papers, Londra 1971.
Luttwak, La grande Strategia dell'Impero romano, Milano 1981.
Davide Nardoni, La colonna Ulpia Traiana, Roma 1986.
Julian Bennet, Trajan, Optimus Princeps, Bloomington 2001. ISBN 0-253-21435-1
Filippo Coarelli, La colonna Traiana, Roma 1999. ISBN 88-86359-34-9
Cambridge University Press, Storia del mondo antico, L’impero romano da Augusto agli Antonini, vol. VIII, Milano 1975, pag.673.
 
De pe site-ul/ Dal sito: it.wikipedia.org/wiki/Dacia_(provincia_romana)- Enciclopedia libera.
 
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