Poezia italiana contemporana * Poesia italiana contemporanea:Andrea Mucciolo* Armando Bettozzi*Franco Furia*Gabriel Impaglione *Giacomo Manzoni di Chiosca Martino Pasquale*Walter Maccari

 

 

Traducere- Traduzione: Marilena Rodica Chireţu

-Pag.1-

Andrea Mucciolo

 

 
Sono Andrea Mucciolo, scrittore e webdesigner, nato a Roma, l’11 luglio 1978.

Mi piace creare, superare i limiti autoimposti dall'essere umano, rompere col convenzionale.

A partire dal 2004, ho collaborato con alcune case editrici svolgendo attività di correttore di bozze, lettore di manoscritti inediti e promotore editoriale.

In seguito, mi dedico molto alla scrittura di poesie e racconti brevi, pubblicando soprattutto sulla rivista “Inchiostro”, diffusa in tutte le librerie Feltrinelli.

Ho pubblicato un romanzo, “Divieto d’uscita” (Eremon edizioni, 2006) e il manuale per aspiranti scrittori "Come diventare scrittori oggi" (Eremon Edizioni, 2009).
http://www.andreamucciolo.com/ http://www.galassiaarte.it
 
NOI DUE

Restiamo qui,
nel meraviglioso amplesso
dei nostri corpi.
Restiamo qui,
fermi ad aspettare
il trapasso
che santifichi per l’eternità
la nostra unione.
NOI DOI
Rămânem aici,
în minunata îmbrăţişare
a corpurilor noastre.
Rămânem aici,
nemişcaţi aşteptând
trecerea
care sa sfinţească în eternitate
contopirea noastră .


ARIDITATE

Pe pajiştea de curând stropită
scăldam gândurile mele în ale tale,
îmi umezeam corpul în corpul tău
mă scăldam cu sexualitatea ta,
contopeam bucuria mea cu a ta.
Apoi a venit seceta sufletului tău
şi nu mă mai stropeam cu pasiunea ta,
ci precum grâul vara
singur mă uscam la soare,
inima ta pustie
deşi stropită de mine.



SPONTANE ZÂMBETE

Aş vrea să trăiesc într-un vis,
care să nu ţină cât clipa iluzorie a unei nopţi,
ci să trăiască
în marmura dură
a unei întregi vieţi,
să surmonteze zidul
de întuneric al sufletului.

Spontane zâmbete
doboară
durerea inimii.

ARIDITA'

Sul prato innaffiato da poco
inumidivo i miei pensieri nei tuoi,
umettavo il mio corpo nel tuo
mi bagnavo con la tua sessualità,
imbevevo la mia gioia con la tua.
Poi venne la siccità della tua anima
e non più mi irroravo della tua passione,
ma come il grano d’estate
da solo mi essiccavo al sole,
il tuo cuore inaridito
sebbene annaffiato da me.


CAPRIOLE DI SORRISI

Vorrei vivere in un sogno,
che non duri
il frammento illusorio di una notte,
ma persista
nel duro marmo
di un'intera vita,
scavalchi il muro
dei tramonti dell'anima.

Capriole di sorrisi
abbattono
spasimo del cuore.

 

 Armando Bettozzi

Signora Romania

(parenti da parte di…Roma)
Dedicata alla Poetessa Romena Marilena Rodica Chiretu

Non ti conosco…
ma gia’ ti sento mia
Signora Romania .
La voce tua la sento
nei versi dei poeti
e la malinconia dei canti
che va portando il vento…

E tra le nebbie
che velano i ricordi
la liberta’ ancor mordi…
E cupe fantasie
la Transilvania muove
li’ dove son piu’ fitte…
E notti insonni celan
e voli misteriosi…
tra case col cappello
serene ed austere .

Un di’ trafitta
dall’ imperiale daga
d’ antica parentela
mi parla il tuo idioma :
che come il mio discende
da quella luce vivida
e grande che ha inondato
il mondo intero : Roma .


Armando Bettozzi
24 Giugno 2006

Doamna Romania
(Rude din parte romei)

Nu te cunosc
dar deja te simt a mea,
Doamna Romania.
Glasul tau il aud
in versurile poetilor
si in melancolia cantecelor
aduse de vant.
Si in ceta
Te invaluie amintirile
Si musca libertatea  inca.
Si intunecate fantasme
Transilvania o misca
Acolo unde sunt mai dese.
Si nopti de insomnie
Ascund zboruri misterioase
Printre case cu palarii
Senine si austere.
Intr- o zi strapunsa
De imperialul dragon
Ruda indepartata
Imi vorbeste limba ta:
Care asemenea limbii mele,
Se trage din acea lumina vie
Si mare care a inundat
 lumea intreaga:Roma.
Armando Bettozzi- Roma
24 Giugno 2006

 

Luna

Rischiaravi  la  notte ,
Chiara  Signora
d’ un  tempo  andato :
che  superato  è  ormai ,
il  tuo  baglior  celeste .
Fari  e  lampioni
la  fanno  da  padroni
e  smorzano  il  chiarore
che ,  alternativamente ,
diffondi  nei  due  mondi .
Non  ti  guardan  gli  amanti
e, appoggiata  al  nulla ,
muta  rimani  e  pensi…
Forse  pensi, chissà ,
al  glorioso  passato,
quando  ai  poeti
inquieti  e  innamorati
ispiravi  poesie
di  bellezza  sublime .
E  tuttavia ,
malgrado  il  tuo  mistero
sia  stato  profanato ,
ti  guardo  con  stupore
seguirmi  passo,  passo
in  questa  notte
comunque  fosca  e  scura,
ché  tu  non  mi  consoli…
ed  io  non  ti  consolo ….
Armando Bettozzi- 28 Ottobre 2006
Prima luce risplende a sera


Prima luce risplende a sera
Astro che il cuore all'amore ispira
Venere lucente nell'aer sereno.

Così, come strale pungente,
I cieli fende il tuo raggio che, ardente,
Infonde nei cuori passione d' amore.

Venere Dea ch' agli amori attendi
Ricca di tanta fulgente bellezza
La donna che amo al pari tuo risplende.

Ella è stella in terra discesa
E' un lembo di cielo di sole infuocato,
E così com'è bella, e come innamora,
Par che sia stata da te generata.
Armando Bettozzi- 28

Prima lumina straluceste seara

Prima lumina straluceste seara
Astru ce inima la iubire indeamna
Venus stralucitoare in aerul senin
Precum sageata care strapunge,
despica cerul raza ta care, arzatoare,
trezeste in inimi pasiunea iubirii.
Zeita Venus de la care iubiri astepti
Bogata de atata fulgeratoare frumusete
Femeia pe care o iubesc la fel ca tine straluceste.
Ea este o stea pe pamant coborata
E o fasie de cer cu soare aprins,
Si pe cat e de frumoasa si de indragostita
Pare sa fi fost de tine creata.
Armando Bettozzi
 

Gelosia
(la rosa e il sole)

Stava la rosa , ritta
sul ritto stelo verde
aprendosi alla luce
del sol che le asciugava
il bagno di rugiada .
In cambio offriva , casta ,
se stessa…il suo profumo…
la tenera bellezza
dei petali dischiusi
e il bel color rosato ,
e il sol se ne beava…
Un’ ape impertinente
s’ intrufolo’ … si perse…
tra i petali e il profumo . 
Ne usci’ e rientro’ di nuovo
e il sole si acciglio’…
Poi prese un nuvolone
e lo strizzo’, geloso ,
sull’ ape e sulla rosa .
La pioggia li inondo’…
E pallido , il bel fiore ,
co’ un ultimo sospiro
cercando il sole: “ Asciugami…! “ , grido’.
Ma il sole non senti’:
la pioggia ancor batteva…
E quando poi la vide
distesa in terra …pianse .
Tuttora piange , a volte ,
il sole mentre infuoca 
furioso , spiagge e monti ,
campagne a grano e spiagge …
Ma non quel fior di rosa
a cui nego’ quel di’ il calor vitale . 
Armando Bettozzi- Roma
1 Maggio 2006

Poetul

Ca o cometa adesea te visezi
si noaptea- nseninezi in intuneric,
te crezi ca Don Chijote de puternic,
dar si razboinic, si profet te crezi.
Cu arma ta ce merge de la A la Z
te crezi la adapost ca- ntr-un butoi,
si chiar de nu mai scrii chiar lucruri noi,
nu te opresti, caci tu esti doar poet.
E ca si cum s- ar lumina si cerul,
lasand sa cada  noaptea. Si  viseaza
ca risipeste in senin misterul
ca valul diafan. E ca pescarul
ce-n apa undita lanseaza
pentru- a- neca din inima amarul.
Cu versurile ar vrea sa stinga focul,
caci inima- i e plina de iubire,
si nu- i da pace, caci nu- ntelege jocul
cuvintelor ce scrie in surdina,
si inima vorbeste cu simtire
furioasa, vesela ori de durere plina.
Armando Bettozzi
 
La conchiglia del mare
La conchiglia del mare
ha con sé
il suono dei venti
e dell’onde ;
e dell’acque profonde
conserva
segreti e misteri ,
che soltanto
racconta          
a chi sa sognare .
E il canto soave
d’una sirena
che lì si nasconde
incanta chiunque
la sappia ascoltare ,
quella voce suadente ,
che viene dal mare .
Armando Bettozzi
  18 Ottobre 2006
Miraggio d’un meriggio d’estate     
     
Pigro è il corpo
pigra è la mente
nell’ovattato silenzio del meriggio.
E l’occhio assonnato segue
ed insegue sogni disegnati in cielo
mutevoli e incantati.
Batte l’orologio tre colpi
e attacca la cicala la nenia antica, che,
sola, ha imparato chissà da quanto…e altro non sa.
E il tempo pare parcheggiato
tutt’intorno
e pur se l’orologio aggiunge un colpo
nulla di nulla cambia
e pure il sonno esita, mi prende…s’interrompe,
ché un passare d’uccelli lo distrae.
E guardo…continuo a guardare
un sogno che invento pigramente
a mano a mano:
il solo segno che ancora sono qui, ad aspettare… 
           
Quando poi l’azzurro si tramuta
in un tenero rosa, poi rosso sullo sfondo
il tempo mette il timbro e passa il giorno.                     
E l’ingranaggio impietoso mi risucchia
e nel vortice suo incandescente
mi ritrovo a pulsare, costretto, e senza sogni.
Armando Bettozzi
  27 Maggio 2009

La forza propulsiva della vita

La forza propulsiva della vita
che genera la vita
è proiettata verso l’infinito
e lì procede sempre in linea retta,
coi geni che intrecciandosi tra loro
la formano e la spingono, la vita,
che sempre si rinnova,
da questa terra al cielo lungo il filo
continuo a ciclo generazionale
fintanto che il buon Dio ce lo permette,
a noi, a chi verrà, a chi seguirà,
a modo di staffetta,
che per traguardo ha l’eternità.
Armando Bettozzi
   29 Luglio 2009

         La casa di Mara


            più non sorride al giorno
            coi vetri chiusi e le persiane verdi
            cucite.
            Come la bocca sua che più non canta.
            Non passa il pettirosso a melodiare
            e neanche la civetta sopra il tetto
            a raccontar la notte.
            Appassisce il geranio
            e cadono le foglie ancora verdi.
            E cade la pioggia
            senza far rumore
            e è solo un lamento quel fischiar del vento
            nel camino spento.
                                                          
            Armando Bettozzi
                 Marzo 2009
 

Per l’aria trasognata e calda e scura

Per l’aria trasognata e calda e scura
vien verso la finestra illuminata
un sogno ch’è rigonfio di paura
a rendermi infelice la nottata,
ch’è questa la sua unica premura.
Falena par, mostruosamente alata
e gigantesca, e pronta a ogni bruttura,
ad impari battaglia comandata,
non so da chi, né come, né perché.
Né giova che io provi a allontanarla,
che è cosa che non posso far da me,
e allora è solo il segno della croce
a aver la meglio e alfine a ricacciarla
nel buio senza forza e senza voce.                   
            Armando  Bettozzi
            29 Novembre 2009
Dedicata a Lisa

A sorso, a sorso

A sorso a sorso bevo questo amore
su coppa di cristallo, spumeggiante
come morbido champagne,
come mani che intrecciano le ore
brulicanti di ardenti desideri, e tessono
ariosi fili d’oro intorno a noi.
Sorseggio i preziosi silenzi
e le magiche parole, bollicine
che stuzzicano il cuore.
A sorso, a sorso, col tremore addosso
che s’intraveda del bicchiere colmo
il fondo, e restare
come nel deserto, senza vita
rimane chi al miraggio s’è affidato
e la polla non trova, e in sofferenza muore.
            Armando Bettozzi
            14 Settembre 2009
Armando Bettozzi
Via Monte delle Piche, 29/a
00148 Roma
tel:  06 6550228
cell: 340 1286221
e-mail: armando.bettozzi@gmail.com

 

Giacomo Manzoni di Chiosca

 

Vechia casa
Rasuna incet pasii in curte;
glasul randunelelor este acelasi,
acelasi cuib printre vechile grinzi
ale porticului, si  taraitul
greierilor prin gardul viu al gradinii.
Eu inchid ochii, Leila: o fereastra
se deschide strigand in vechia casa,
si lumina orbitoare a verii
intra printre zidurile luminoase, albe.
Cate amintiri sunt inca! Penumbra
dupa- amiezelor de vara si umbra
carutelor zanganind pe caldardam.
Era razboi atunci:  asteptam
ca sirena sa strige pentru a ne chema
sa fugim sub pamant, in refugii.
Era razboi atunci, si noi copiii
nu intelegeam nelinistea mamelor
stranse in rugaciune in fata crucifixului. 
Era razboi, dar parea un joc
sa fugi pe neasteptate jos, in beci
lasand mancarea neterminata...
Ce mare era casa aceea, Leila!
Mergeam sa esploram mansardele,
fanarul nefolosit, magazia
cu vechile carute, condamnata
la  praf si mucegai...
Era razboi, dar eram fericiti
cu modestele lucruri pe care le aveam:
ciresele din pomul din gradina,
painea facuta in casa,  dulapurile mari
si lazile inghesuite in camere,
pline cu lucruri inutile, lasate
in asteptarea unui timp deja trecut,
care nu se mai intoartce.
Giacomo Manzoni di Chiosca
 
Casa antica
Suonano lenti i passi nel cortile;
la voce delle rondini è la stessa,
lo stesso il nido tra le vecchie travi
del portico, e il frinire
dei grilli tra le siepi del giardino.
Io chiudo gli occhi, Leila: una finestra
s’apre stridendo nella casa antica,
e la luce abbagliante dell’estate
entra tra i muri candidi, imbiancati.
Quanti ricordi ancora! La penombra
dei pomeriggi estivi, ed il riflesso
dei carri, sferraglianti sul selciato.
C’era la guerra, allora: si aspettava
che la sirena gridasse il suo richiamo
per fuggire sotterra, nei rifugi.
C’era la guerra allora, e noi bambini
non capivamo l’angoscia delle madri
strette in preghiera davanti al crocefisso..
C’era la guerra, ma pareva un gioco
fuggire all’improvviso giù in cantina
lasciando il piatto a mezzo...
Com’era grande quella casa, Leila!
Andavamo a esplorare le soffitte,
il fienile in disuso, la rimessa
con la vecchia carrozza, condannata
ai tarli ed alla muffa...
C’era la guerra, ma eravam felici
delle povere cose che avevamo:
le ciliege sull’albero in giardino,
il pane fatto in casa, i grandi armadi
e le casse ammucchiate nelle stanze,
piene di cose inutili, lasciate
nell’attesa di un tempo già passato,
che non ritorna più.
Giacomo Manzoni di Chiosca
4-19.6.2001
 
La vela
È Pasqua e piove. Dietro ai vetri chiusi
io guardo il mare, che appare tra gli ulivi,
color di piombo. C’è una vela sola
che si confonde quasi nella bruma.
Gocce di pioggia brillano sul vetro;
in casa c’è un tepore sonnolento
e c’è silenzio. Volano i pensieri
oltre quel mare cupo, oltre la vela
che la nebbia confonde con il cielo.
Pensieri antichi, sogni, pianti, gridi
che risuonano dentro, senza osare
uscire e farsi anelito e parole.
E tu, che vai lontano, sei la vela,
il sogno che va oltre l’orizzonte
per perdersi per sempre all’infinito...
Giacomo Manzoni di Chiosca
 
Girasoli
Gianfranco ha fatto un quadro un po’ diverso.
Ha fatto un quadro con i girasoli,
con tanto giallo, e i fiori in primo piano.
Io, che l’ho visto entrando nel salotto,
mi son fermato un poco ad osservarlo.
E piano piano il quadro si è allargato:
ha riempito la stanza.
Mi son trovato immerso in questo giallo,
esteso all’infinito,
e le colline, in fondo, tondeggianti,
in una pace immensa, come sempre
quando entri nei quadri di Zanella.
Giacomo Manzoni di Chiosca-- Trento
 
Martino Pasquale
Un giorno

Un giorno troverò
Il coraggio sai..
Verrò a vedere cosa fai
Ricordo i dolci baci
E i sorrisi strappati che ora ho perso
E la paura di lasciarmi solo
Poi nulla sei partita
Non pretendo molto ne
Avessi mai la voglia
Per bisogno abbraccerò chi mi è vicino
Quel tanto che basta caso mai
Senza far rumore senza mamma
Altrove cercherò i tuoi sorrisi
E quella voglia strana
Che mi fa’ sentir paura
Caso mai dovessi ritornare
Oggi so…
di quell’amarti
m’accovacciavo tenero bambino
Tra le tue braccia
Mi assopivo…
Mi hai lasciato
A te serviva l’uomo
Forte di quelli col nerbo duro
Che t’apriva il cuore e la passione
E un lavoro per darti più soddisfazione
Sei andata lontano incontro all’illusione

Io qui invece bambino solo e sfortunato
Quando tornavi eri sempre meno mamma
Per questo mi cullavi e mi hai tradito.
Oggi ti lascio cancello dal tuo cuore la mia vita.


dedicata a Marilena Rodica, poetessa Rumena che mi ha svelato il caso
di un bambino.

 

Presenze

pressanti storie
di anime perse rubate dal male
storie di vita, all´ombra dei giusti
transfughi e poveri cristi lontano...
accorsi in attratte speranze da isole dubbie...
Nella massa c´è sempre eccezione incombente
sciacalli che a morsi tolgono vita...
Distorti da crudi e spietate realtà,
schiavi del progresso crudele che non fa´ per loro, non ce la fanno,
scoppiano come vulcani, in seno alla grande cultura,
madre dai mille volti che lascia orfani sul suo cammino
eccezioni, esseri repressi, non degni di censo condannati a vivacchiare,
contrabbandieri di vita che ogni tanto risorgono impazziti dal nulla
e colpiscono con rabbia distorta chiunque gli capiti a tiro vendetta è compiuta.
Un giorno forse l´umanità imparerà a rispettare l´essere umano, chissà?
Martino Pasquale
 

Franco Furia

 
Le barche bianche
dormo in posizione fetale
dentro la sabbia
il mare mi avvolge
madre e destino
con le mani aperte
offro canali come vene
le barche appoggiate
alla mia schiena
sono sabbia antica,
poi costa e isola,
faro in terra di distanza
dormono appese, stanche
di remo e vela
le gambe del timone
sollevate sulla coda
spargo come sale
l'incanto dei momenti ,
il tempo ripetuto
l'onda che mi assale
legate ai loro viaggi
boe della memoria
reti che nelle maglie
filtrano avventura

sognano orizzonte
respiro di vento
forza di braccia
... sognano di andare
seduto sulla sabbia
le guardo dondolare
dentro una notte
di alghe che mi vestono
 
 
Barcile albe
dorm ca doi feti
in nisip,
marea ma cuprinde,
mama si destin,
cu mainile deschise
ofer canale drept vene,
barcile sprijinite
pe spatele meu
sunt nisip antic,
apoi tarm si insula,
far pe pamant
de distanta,
dorm atarnate,
obosite
de vasle si vela,
picioarele timonei
ridicate pe coada
risipesc ca sare
vraja momentelor,
timpul repetat,
valul care ma cuprinde,
legate de calatoriile lor
chip al memoriei,
plase care in ochiuri
filtreaza aventura
visand orizontul
respiratie vantului
forta de brate
... visand sa mearga
asezat pe nisip
le privesc leganandu- se
intr- o noapte
de alge care ma imbraca
trei pietre aruncate…
 
Traducere:Marilena Rodica Chiretu

Profughi (il dolore negli occhi)

“Scritta per te e per la tua terra!”

le mani nere rompevano
silenzi alla notte
scuotendo le case
cercavano ragioni politiche

nascosi il viso nella valigia
rubando un mattone dal muro

nel letto, lasciavo
due bambole uguali , legno dipinto
occhi girati, sonni diversi

lavavo il viso con l’acqua di casa
respiravo l’odore del fuoco
le gocce di vetro, frugavano gli occhi

vedevo mia madre chiudere
l’ultimo raggio di sole
nel barattolo dentro la tasca

chiesi a mio padre,
“dove cresce il muschio sugli alberi?”
in un fazzoletto nascosi i semi
del melo … rubandoli ai merli

le carte sul tavolo rotolavano
disegnando un addio,
nella cornice il nonno
sorrideva distratto …

non lo avrei piu’ rivisto

non piansi ,

le campane chiusero la porta
dopo l’una spensi la luce
gettavo i fiori coprendo la strada

silenzioso iniziava un domani

lo so adesso dov’e’ il mio paese
dopo l’ultima curva,
qualche metro più avanti
nell’orto seppellivo le ali
barattando la libertà

15- agosto- 2005
( ai profughi di mille dittature )

Franco Furia

Refugiatii ( durerea din ochi)

“Scrisa pentru tine si pamantul tau!”

mainile negre furau
tacerile noptii
scuturand casele
cautau ratiuni politice
ti- ai ascuns chipul in valiza
luand o caramida din zid
in pat, lasam
doua papusi la fel,
lemn pictat
ochi care se rotesc, somn risipit
spalam fata cu apa din casa
respiram mirosul focului
picaturile de sticla, 
ochii scotoceau
o vedeam pe mama  inchizand
ultima raza de soare
in borcanul din buzunar
l- am intrebat pe tatal meu,
“unde creste muschiul pe copaci?”
intr- o batista am ascuns semintele
de mar...furandu- le mierlelor
hartiile se rostogoleau pe masa
desenand un adio,
in rama bunicul
zambea distrat...
nu l-as fi mai revazut
nu am plans,
clopotele au inchis usa
dupa ora unu am stins lumina
aruncam florile acoperind strada
tacut incepea un maine
stiu acum unde este tara mea
dupa ultima curba,
cativa metri mai inainte
in gradina ingropam aripile
inseland libertatea
15 august- 2005
(celor refugiati din miile de dictaturi)
Franco Furia

 

Ho un angolo privato
Precipita di colpo il tempo uscente
rivoli bagnati intrigo di incertezze
Si è nascosta l’erba
Lasciando nelle strade
Solo radici capovolte
Un pensiero nudo scivola
Sporcando le  rive delle foglie
….muoiono i colori ,
nascondo nel ripostiglio
le forme fatte con la sabbia
ricordi  senza ombre
lascio sulla porta i passi
quelli delle notti senza sonno
i vuoti della birra
carte stracciate , gli indirizzi
mi chiudo i sensi con la cera
ho un angolo privato
dove il giorno non arriva
Franco Furia- Villabartolomea - Veneto.
 
Am un colt al meu
Se precipita dintr-o data timpul care iese
parau scaldat labirint de incertitudini
S- a ascuns iarba
Lasand pe strazi
Numai radacini ravasite
Un gand gol aluneca
Murdarind malurile frunzelor
.....mor culorile,
ascund in camara
formele facute cu nisip
amintiri fara umbre
las la usa pasii
cei ai noptilor fara somn
golul berii
hartii rupte, adrese
imi inchid simturile cu ceara
am un colt al meu
unde ziua nu ajunge  
Franco Furia- Villabartolomea - Veneto.
 

 

Mentre aspetto che mia madre mi scriva

Forse oggi , frugo nella posta
……. Pubblicità dei supermercati
bollette vecchie .debiti in lire ,spengo la luce
“hai staccato la spina prima di uscire ?”

nel cortile ferite nascoste ,… fruscii
il glicine graffia il cemento
le foglie ( cadute per caso)
segnano metri di nostalgia

calpesto i passi dei gatti … fruscii
sposto il tubo di gomma
con l’acqua asciugata

stecchi vuoti raccontano i fiori
… gerani seccati dal gelo
…… la terra nei vasi è odore e passato
segni di insetti , la polvere conserva i ricordi

sogni di mosche nei vetri , il crocefisso mi guarda
( freddo … nelle stanze) le ciabatte di stoffa
muoiono vuote
-----------il divano conserva la forma dei corpi

aspetto seduto che mia madre mi scriva

cerco tra i fogli , lettere , francobolli
timbri di luoghi , dimentico il tempo
---- consegno parole alla notte
piove silenzio nella stanza accanto

avrei voluto un bacio ogni giorno
il postino sbaglia di nuovo
nessuna lettera oggi
… paura , forse cambiano il nome alla strada

fuori nevica in parte
domani brucio la casa .
lo so, le formiche odiano il fuoco
Chiudo gli occhi e aspetto che mia madre mi scriva
Franco Furia- Villabartolomea - Veneto.
In timp ce astept ca mama sa- mi scrie
Poate astazi, rascolesc pasta
..............Reclamele de la magazine
bonuri vechi, datorii in lire, sting lumina
“ai scos din priza inainte  sa iesi?”
in curte rani ascunse.....fosnete
glicina zgarie cimentul
frunzele ( cazute intamplator)
scriu metri de dor
pasesc peste pasii pisicilor...fosnete
scot furtunul din cauciuc
cu apa uscata
ramuri goale povestesc flori
...muscate vestejite de ger
.....pamantul in ghivece este miros si trecut
urme de insecte, praful pastreaza amintirile
urme de muste in geamuri, crucea ma priveste
( frig...in camere) papucii din stofa
mor goi
...........canapeaua pastreaza forma corpurilor
astept asezat ca mama sa- mi scrie
caut printre foi, scrisori, timbre
marturii ale locurilor, uit timpul
........dau cuvintele noptii
ploua cu liniste in camera alaturata
as fi vrut un sarut in fiecare zi
postasul greseste din nou
nicio scrisoare astazi
...frica, poate se schimba numele strazii
afara ninge usor
maine ard casa
stiu, furnicile urasc focul
inchid ochii si astept ca mama sa- mi scrie
Franco Furia- Villabartolomea - Veneto.
Traducere: Marilena Rodica Chiretu
 
 

Walter Maccari

Paura Contemporanea

Mi indigna questa melassa conformista
che indica marchiando a fuoco il colore della pelle
, il lavoro pesante e la differenza sociale
ed applaude impresari terzisti e i maneggioni

. Mi avvilisce vedere gli anziani
riscuotere una misera mercede
dopo quarant'anni di lavoro
, e certi ragazzi parcheggiati in Facoltà noiose e baronali

. Gli operai cadere da impalcature mal serrate
e diafane mani giunte a pregar speranze secolari
, non più l'Ecclesia di Francesco ma dell'Alessandro VI°

. Così come mi impauriscono
i berci sguaiati delle partite IVA mascherati da leghisti
riuniti a far di ronda e
a cantar canzoni dum-dum, ratatatà
, contro minareti e chador
, mascherando un perbenismo cialtrone
che difende solamente l'orticello personale

. Così come m'appare offesa
sproloquiare su merito & confessione
perché in fondo c'è paura d'uguaglianza
e giustizia sociale

. Non è per mancato impegno o indifferenza
che siamo circondati dal vuoto di partecipazione

. E' per la supponenza e l'arroganza dei conductor's
gli amministratori pubblici super-pagati
l'ignoranza codina degli zelanti e dei frustrati
e la voce di feroci propagandisti in cerca di consenso
che ormai hanno stancato

. Cos'è questo incedere appagante ad occupar poltrone
infamando il diverso, l'avversario
che porta tutti ad aver paura
, a coltivar il silenzio e il personale

, se non l'ignoranza e l'abuso di potere
dei capaci di tutto e dei buoni a niente
che hanno diviso il popolo ad interesse proprio

, simili questi nel dissanguare l'aspirazione
e la condivisione d'un sogno ormai lontano

 

L’ Albero della vita

Non ho avuto che il vento stanotte come compagno

Sopra tutte le parole dolci
sopra tutte le parole velenose
Ridendo ormai delle ipocrisie
facendo paura alle paure
Danzando tra una manciata di stelle
sfogliando carte dei tarocchi
Il mare rumoreggia
tra i desideri
e il ricordo impetuoso
di una città del Sole
Sono così anche i suoni
di una chitarra senza corde
che si accorda tra i fili d'erba di un campo
E come il suono di una mano sola
ha il suono di tutto ciò che tocca
così l'intento di un uomo di potere
ha la resistenza delle fondamenta
di un antica casa
La maga luminosa ha mischiato
con le sue pozioni
le teste dei giovani abitanti dell'albero
c'è chi non si riconosce
chi si sta cercando
chi erra solo guardando
chi ha sentimento
chi gioca e chi non conosce
Tutti troveranno un paradiso in questa Terra 
anche quelli che non vogliono
oltrepasseranno la soglia
e getteranno la loro vita
oltre il muro del tempo
Quante paia di occhi
da spenti diverranno luminosi
così da illuminare il buio diurno
di una società in confusione
E quanti avranno parole aspre come il limone
e dolci come il miele
per svegliare le orecchia
di una città dormiente
e sapranno rincorrere
le confusioni del fratello
e sciogliere le tensioni dell'amante
e accarezzare il bambino
che c'è dentro ognuno di noi
I tuoi occhi
velati di una tristezza antica
guardano ma ancora non vedono
Abbiamo tutti bisogno di punti di riferimento
abbiamo navigato così tanto
senza timone e senza direzione
Un fuoco ha consumato
tutte le precedenti reincarnazioni
tutte le manie
le insoddisfazioni
Tutte le complicità
e tutte le illusioni
Così come siamo oggi
spensierati e un poco melanconici
ilari e pieni di energia
Futuri ma ben piantati nel presente
più pieni e più vuoti
di quanti ci urlano dalla montagna
parole paroloni & parolacce
Sorridiamo e amiamo
piangiamo e viviamo
Siamo il sale della Terra
siamo il vento che la rinfresca e la sferza
siamo il sole che la scalda
Noi terra
noi acqua
Noi cielo
noi fuoco
Noi colore e musica
noi cuore
Noi erba
noi indiani
Noi negri
noi gay Noi ebrei
noi alberi
e di tutti un poco di tutto
Noi niente
Siamo la risata che li seppellirà
Walter Maccari
Firenze

In attesa / Comunicazione esile

Nel fermare il tempo
il senso e il bello, il forte,
il grande e il bene
circondano le forme estetiche

Il sentire univoco & il suono esotico
mordono l'anima di cerchi attenti
Come affetti incorsi nel quantum-spazio
Itache enormi di voglie arrese

Certezze di importanti ascolti
di sguardi caldi
di primi piani &
Carezze autentiche

Non suoni estatici di finti accorti
melodie fantastiche il buio attende
Cuori in vendita nei soliti templi
Come etico momento di sentimenti semplici

Il muoversi concentrico di forse andanti
Colori soliti di futuri sguardi
il merito di un sogno intimo
Regole semplici di saluti eroici

Comunicazione di esuli combattenti
dell'inizio & eretica dicta
in volgo e salve
Quando guardo e parole emulo
Tra le gesta e le canzoni
E se velocemente ti arrivasse
un mio saluto colorato e dolce
e se le mie parole
ti conquistassero per un momento
e se non volendo esser se
ma me e te che passano lieti
tra le cose del Mondo
e si tenessero per mano
e ridessero di questo tornar fanciulli
e se senza se e senza dolore
tra le lettere
e i colori della pace
si riuscisse anche
ad alleviare i mali del Mondo                                       
sarebbe una canzone dedicata
sarebbe festa e un girotondo
sarebbe un correre e saltare
sarebbe come gli omini e le donne
dovrebbero stare
e magari in tutto questo dubbio astratto
scopriremmo in un momento
che nn abbiam bisogno di guerra
che l’è piu’ bello far contento
lo spirito gagliardo della Terra
e così avremmo pure il momento
per raccontarci cose
e per farne altrettante
sentendo scorrere nelle teste
e nei nostri sentimenti
l’energia del cielo e dell’acqua
tra le gesta e le canzoni
Così da ballare
come Shamani
come Dervisci
come Umani
Walter Maccari
 
Intre gesturi si cantece
Si daca iute ti-ar sosi
un salut de-al meu colorat si placut
si daca cuvintele mele
te-ar cuceri pentru un moment
si daca nevrand sa fie el
ci eu si tu care sa treaca veseli
printre lucrurile Lumii
si s-ar tine de mana
si ar rade de aceasta intoarcere la copilarie
si daca fara daca si fara durere
printre literele
si culorile pacii
s-ar reusi alinarea relelor Lumii
ar fi un cantec dedicat                                                 
ar fi sarbatoare si o hora
ar fi o alergare si un salt
ar fi ca si cum barbatii si femeile
ar trebui sa stea
si barem in toata aceasta indoiala abstracta
am descoperi intr-un moment
ca nu avem nevoie de razboi
ca e mai frumos sa multumesti
spiritul viteaz al Pamantului
si astfel am avea totusi momentul
pentru a ne povesti lucruri
si penru a face altele la fel
simtand cum curge in cap
si in sentimentele noastre
energia cerului si a apei
printre gesturi si cantece
Asa de dansat
ca Shamani
ca Dervisci
ca Umani
Walter Maccari
Firenze
 
 
In asteptare/ Comunicare fragila

In oprirea timpului
Simtul, frumosul, puternicul,
marele si binele
inconjoara formele estetice
Simtul univoc & simtul exotic
musca sufletul in cercuri atente
Precum sentimentele prabusite in cuantumul- spatiu
Dimensiuni enorme de vointe stinse
Certitudini ale importantelor vorbe
ale privirilor calde
de prim plan &
Mangaieri autentice
Nu sunete estatice de prefacute intelegeri
melodii fantastice intunericul asteapta
Inimi de vanzare in obisnuitele temple
Ca etic moment de sentimente simple
Miscarea concentrica a posibilului mers
Culori obisnuite ale viitoarelor priviri
meritul unui vis intim
Reguli simple ale salutarilor eroice
Comunicare a fragililor luptatori
ai inceputului & eretica zicere
in  multime si salve
Cand privesc si cuvinte incerc sa rostesc
Walter Maccari
Firenze
 

Gabriel Impaglione


Sardegna, Italia
Delle creature marine

Delle creature marine
Il rumore senza fine, a volte bramito, ondulazioni
Che allungano la traccia perpendicolare della luna.
Com’ è la via lattea attraverso la pelle oceanica?
Orione è una cinta di madreperla alla deriva?
Delle creatura marine
Delle sue mani di segreta musica
Viene alla riva il dolce artigianato.
Piccole sculture di venere abissali,
torsi di governanti degli scogli,
brocche di vino corale, prue rotte,
cappelli di coltivatori di plactom,
intagliate asticelle di favolose carrozze nuziali.
Dove il minuto museo del viavai delle onde?
Le cartografie del letto occulto?
Le onde giganti che abbattono le coste
Sono marce ecologiste?
Delle creature marine il canto impregnato
Nelle conche della pietra.
Le città del sale che s’estendono nella sabbia
Gli echi delle fosforescenze
Tessendo la loro rete di luce azzurra.
Dove si costruiscono le corazze dei pesci guerrieri?
Che ramo di coralli le fidanzate delle profondità?
Chi forgia il metallo del pesce spada?
Delle creature marine
La rosa del coro dei venti,
destini terrestri nati dal ventre delle maree.
Le stelle del mare brillano come costellazioni?
Il crepuscolo è la polvere di fuoco
Che alzano i cavalli del mare nel loro galoppo?
Il pesce postino distribuisce bottiglie di isola in isola?
Chi fila argento e tesse reti
Che palpitano nella superficie?
Seppi che dei cannoni vinti
fanno tunnel dell’orrore
E con tutti i naufragi hanno alzato
La grande città della malinconia.
Da loro il battito
Che estrema il tempo in oltremare
In altoamore
Dove i tuoi occhi, oro infinito,
baciano i confini del mio silenzio.


Poeta argentino.

 

 
Ti guardo
In ogni casa del giorno ti guardo
come se fossi tutte le finestre,
una per una le chiamate della geografia.
Ti guardo tra navi bianche
che vertono il cotone della loro ombra
nel mare zittito
profondamente quieto nel rumore
del vento che inventa reconditi
paesaggi di chitarra, ti guardo.
Ti guardo nelle foci di argento fuggitivo
che disegnano nelle falde della pietra
nervature smeraldo.
Nella ragione dell’ humus e la goccia
e la tenace utopia della radice, ti guardo,
nella costellazione delle sostanze
e la meraviglia del vino nella sua luna precisa.
Per il crepitare del pane,
nella tavola servita, ti guardo
imbarcato nella chiarezza del tuo corpo
nel mio, e nelle mie mani
ti guardo, nella vastità della tua bocca
in ogni lampo della notte in calma
dove abitano le labbra che s’annidano,
nel piccolo paese dei baci, ti guardo.
 

 

Te privesc
In fiecare casa a zilei te privesc
ca si cum ai fi toate ferestrele,
una cate una pentru chemarile geografiei.
Te privesc printre nave albe
care intind panza umbrei lor
in marea cuminte
profund linistita in rumoarea
vantului care inventeaza secrete
peisaje de chitara, te privesc.
Te privesc in gurile de argint fugitiv
care deseneaza  in formele pietrei
nervuri de smarald.
In ratiunea pamantului si in picatura
si in tenacea utopie a radacinii, te privesc,
in constelatia substantelor
si minunea vinului in luna sa precisa.
Pentru crapatura painii
pe masa servita, te privesc
imbarcat in lumina corpului tau
in al meu, si in mainile mele
te privesc, in vastitatea gurii tale
in fiecare scanteie a noptii linistite
in care salasuiesc buzele ce se cuibaresc
in mica tara a saruturilor, te privesc.
Traducere: Marilena Rodica Chiretu   

 

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