Fior di neve

Dal cielo tutti gli Angeli
videro i campi brulli
senza fronde né fiori
e lessero nel cuore dei fanciulli
che amano le cose bianche.
Scossero le ali stanche di volare
e allora discese lieve lieve
la fiorita neve.
Umberto. Saba

 

*

Floare de nea
 
De pe cer toti ingeri au
vazut campiile pustii
fara frunze nici flori
si au citit ininimile copiilor
ca iubesc lucrurile albe.
Au scuturat aripile obosite de zbor
si atunci au coborat incet incet
florile zapezii
 
Umberto. Saba

 



 

 



 

 


 


 


 


Datario








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~GraphiC ManiA~

 


 

 

 

 

 

Giuseppe Ungaretti
    ED E’ SUBITO SERA
    Ognuno sta solo sul cuor della terra
    trafitto da un raggio di sole:
    ed è subito sera
"Acque e terre"- (1920-1929),

*

Si imediat vine seara
Fiecare sta singur pe inima pamantului
strapuns de o raza de soare :
si imediat vine seara.

*

 

 

Stella, mia unica stella...
Stella,
mia unica stella.
Nella povertà della notte,sola,
Per me, solo, rifulgi,
Nella mia solitudine rifulgi,
Ma, per me,

Stella
Che mai non finirai d'illuminare
Un tempo ti è concesso troppo breve,
Mi elargisci una luce

Che la disperazione in me

Non fa che acuire.

Giuseppe Ungaretti

 

*

Stea, unica mea stea

In saracia noptii, singura

Pentru mine singura stralucesti,

Dar pentru mine, stea,

Care niciodata nu vei inceta sa luminezi ,

Iti este acordat prea putin timp

Mi-ai daruit o lumina

Care nu face decat sa sporeasca disperarea in mine.

 


 

 

 

 

 

 

Salvatore Quasimodo
Basta un giorno a equilibrare il mondo
L’ intelligenza, la morte , il sogno
negano la speranza. In questa notte
A Brasov, nei Carpazi, fra alberi
non miei cerco nel tempo
una donna d’ amore. L’ afa spacca
le foglie dai pioppi e io
mi dico parole che non conosco,
rovescio terre di memoria.
Un jazz buio, canzoni italiane
passano capovolte sul colore degli iris.
Nello scroscio delle fontane
s’ è perduta la tua voce:
basta un giorno a equilibrare il mondo.
Salvatore Quasimodo (1901- 1968)

 

*

 

Ajunge o zi pentru a echilibra lumea
Inteligenta, moartea , visul
neaga speranta. In aceasta noapte
la Brasov, in Carpati, printre copaci, caut in timp
o femeie s- o iubesc. Zapuseala desface
frunzele plopilor iar eu
imi spun cuvinte pe care nu le cunosc,
ravasesc pamantul din amintire.
Un jazz intunecat, cantece italiene
trec rastalmacite peste culoarea irisilor.
In freamatul fantanilor
s- a pierdut vocea ta:
ajunge o zi pentru a echilibra lumea.
Salvatore Quasimodo (1901- 1968)

 

Non ho perduto nulla
Sono ancora qui, il sole gira
alle spalle come un falco e la terra
ripete la mia voce nella tua.
E ricomincia il tempo visibile
nell’occhio che riscopre la luce.
Non ho perduto nulla.
Perdere è andare di là
di un diagramma del cielo
lungo movimenti di sogni, un fiume
pieno di foglie.
Salvatore Quasimodo
Dal volume “Dare e avere” ( 1966)
 

*

Nu am pierdut nimic
Sunt inca aici, soarele se roteste
la spate ca un soim si pamantul
repeta vocea mea in- a ta.
Si reincepe timpul vizibil
in ochiul care redescopera lumina.
Nu am pierdut nimic.
A pierde inseamna a merge dincolo
de o dimensiune a cerului,
de- a lungul framantarilor visurilor, un fluviu
plin de frunze.
Salvatore Quasimodo
Din volumul:”A da si a avea” (1966).
Traducere: Marilena Rodica Chiretu

 

 

 


 

 

 

 

 

 

Eugenio Montale

 

 

 

Eugenio Montale-
" Felicità raggiunta".
Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s'incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t'ama.

Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
e' dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case

 

 

 


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Alda Merini

 

 

 

 

 

Traducere: Marilena Rodica Chiretu- Romania

 

Bacio che sopporti il peso
della mia anima breve
in te il mondo del mio discorso
diventa suono e paura.
Alda Merini.
 
Sarutule care supoti greutatea
sufetului meu fragil
in tine lumea vorbelor mele
devine sunet si teama.
Alda Merini.
 

 

Alda Merini, nata a Milano il 21 marzo 1931, considerata una delle più grandi poetesse del Novecento, si è spenta a Milano il 1 novembre,2009.* Alda Merini, nascuta la Milano pe 21 martie, 1931, considerata una dintre cele mai mari poete ale secolului al XX-lea, s-a stins la Milano, pe 1 noiembrie, 2009.
 
 
 
 
 
"Sono nata il 21 primavera": poesia di Alda Merini cantata da Milva.
 
IO sono folle, folle, folle d'amore per te .
io gemo di tenerezza
perchè sono folle, folle, folle
perchè ti ho perduto .
Stamane il mattino era cosi caldo
che a me dettava quasi confusione
ma io era malata di tormento
ero malata di tua perdizione.
Eu sunt nebuna, nebuna, nebuna de iubire pentru tine ,
eu gem de gingasie
pentru ca sunt nebuna, nebuna, nebuna
pentru ca te-am pierdut.
Astazi dimineata a fost asa de calda
incat mai degraba ma zapacea
dar eu eram bolnava de durere
eram bolnava de pierderea ta.
 
 
Stanotte ho sognato l'amore, è una poesia di Alda Merini letta da Mariangela Melato. Le immagini sono da Assisi Santa Maria degli Angeli.
Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all' orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.
"Nu am nevoie de bani.
Am nevoie de sentimente,
de cuvinte, de cuvinte alese
cu intelepciune,
de flori numite ganduri,
de roze numite prezente,
de visuri care imbraca copacii,
de cantece care fac statuile sa danseze,
de stele care murmura la urechia indragostitilor.
Am nevoie de poezie,
aceasta magie care arde greutatea cuvintelor,
care trezeste emotiile si invioreaza culorile".
 
I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.

I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.
Poetii trudesc noaptea
cand timpul nu-i impinge de la spate ,
cand tace rumoarea multimii
si se sfarseste linsajul orelor .

Poetii trudesc in bezna
precum soimii nocturni sau privighetorile
cu dulcele lor cant
si se tem sa nu-l manieze pe Dumnezeu
Dar poetii, in tacerea lor
fac mul mai multa galagie
decat o cupola aurita de stele .
 
Ascolta il passo breve delle cose
-assai più breve delle tue finestre-
quel respiro che esce dal tuo sguardo
chiama un nome immediato:la tua donna.
E' fatta di ombre e ciclamini,
ti chiede il tuo mistero
e tu non lo sai dare.
Con le mani
sfiori profili di una lunga serie di segni
che si chiamano rime.
Sotto, credi,
c'è presenza vera di foglie;
un incredibile cammino
che diventa una meta di coraggio
Asculta pasul scurt al lucrurilor
-mult mai scurt decat ferestrele tale-
acel respiro care iese din privirea ta
chiama un nume imediat: femeia ta.
Este facuta din umbre si ciclame ,
iti cere misterul tau
si tu nu sti sa i-l dai .
Cu mainile
atingi usor profile dintr-o lunga serie de semne
care se numesc rime.
Dedesupt, banuiesti ,
este prezenta adevarata a frunzelor ;
un incredibil drum
care devine o tinta curajoasa
 
Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare
Te astept si in fiecare zi
ma sting care un pic
si am uitat chipul tau .
Ma intreb daca disperarea mea
este la fel de mare ca absenta ta
nu, e chiar mai mult:
este un gest al mortii rigide
pe care nu stiu sa ti-l daruiesc
 
Superba è la notte
La cosa più superba è la notte
quando cadono gli ultimi spaventi
e l'anima si getta all'avventura.
Lui tace nel tuo grembo
come riassorbito dal sangue
che finalmente si colora di Dio
e tu preghi che taccia per sempre
per non sentirlo come rigoglio fisso
fin dentro le pareti.
 
Superba este noaptea
Lucrul cel mai minunat este noaptea
cand cad ultimile spaime
si sufletul se arunca in aventura.
El tace in poala ta
ca si cum ar fi sorbit de sange
care in sfarsit se coloreaza de Dumnezeu
si tu te rogi sa taca pentru totdeauna
ca sa nu-l auzi ca un tumult intepenit
intre pereti .
La mia poesia è alacre come il fuoco
trascorre tra le mie dita come un rosario
Non prego perché sono un poeta della sventura
che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,
sono il poeta che canta e non trova parole,
sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
sono la ninnanànna che fa piangere i figli,
sono la vanagloria che si lascia cadere,
il manto di metallo di una lunga preghiera
del passato cordoglio che non vede la luce.
Alda Merini, da "La volpe e il sipario"
 
...
La verità è sempre quella,
la cattiveria degli uomini
che ti abbassa
e ti costruisce un santuario di odio
dietro la porta socchiusa.
Ma l'amore della povera gente
brilla più di una qualsiasi filosofia.
Un povero ti dà tutto
e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.
Alda Merini, da "Terra d'amore"
...
Pensiero,io non ho più parole.
Ma cosa sei tu in sostanza?
qualcosa che lacrima a volte,
e a volte dà luce.
Pensiero,dove hai le radici?
Nella mia anima folle
o nel mio grembo distrutto?
Sei così ardito vorace,
consumi ogni distanza;
dimmi che io mi ritorca
come ha già fatto Orfeo
guardando la sua Euridice,
e così possa perderti
nell'antro della follia.
Alda Merini, da "La terra santa"
...
Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da argenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello a Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’assenzio
di una sopravvivenza negata.
Alda Merini, da "La Terra Santa" 1983
...
Io sono certa che nulla più soffocherà la mia rima,
il silenzio l’ho tenuto chiuso per anni nella gola
come una trappola da sacrificio,
è quindi venuto il momento di cantare
una esequie al passato.
Alda Merini, da "La Terra Santa"
...
Corpo, ludibrio grigio
con le tue scarlatte voglie,
fino a quando mi imprigionerai?
anima circonflessa,
circonfusa e incapace,
anima circoncisa,
che fai distesa nel corpo?
Alda Merini, da "La Terra Santa"
 
...
Le mie impronte digitali
prese in manicomio
hanno perseguitato le mie mani
come un rantolo che salisse la vena della vita,
quelle impronte digitali dannate
sono state registrate nel cielo
e vibrano insieme
ahimè
alle stelle dell'Orsa maggiore.
Alda Merini
...
Spazio spazio, io voglio, tanto spazio
per dolcissima muovermi ferita:
voglio spazio per cantare crescere
errare e saltare il fosso
della divina sapienza.
Spazio datemi spazio
ch’io lanci un urlo inumano,
quell’urlo di silenzio negli anni
che ho toccato con mano.
Alda Merini, da "Vuoto d'amore"
...
Bacio che sopporti il peso
della mia anima breve
in te il mondo del mio discorso
diventa suono e paura.
Alda Merini
...
Non avessi sperato in te
e nel fatto che non sei un poeta
di solo amore
tu che continui a dirmi
che verrai domani
e non capisci che per me
il domani e' gia' passato.
Alda Merini
...
Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.
Alda Merini, da "Clinica dell'abbandono"

...
Solo un mano d'angelo
intatta di sè, del suo amore per sè,
potrebbe
offrirmi la concavità del suo palmo
perché vi riversi il mio pianto.
La mano dell'uomo vivente
è troppo impigliata nei fili dell'oggi e dell'ieri,
è troppo ricolma di vita e di plasma di vita!
Non potrà mai la mano dell'uomo mondarsi
per il tranquillo pianto del proprio fratello!
E dunque, soltanto una mano di angelo bianco
dalle lontane radici nutrite d'eterno e d'immenso
potrebbe filtrare serena le confessioni dell'uomo
senza vibrarne sul fondo in un cenno di viva ripulsa.

Alda Merini
...
Bambino
Bambino, se trovi l'aquilone della tua fantasia
legalo con l'intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l'ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell'acqua del sentimento.
Alda Merini

  
 

 

 
 
Bacio che sopporti il peso
della mia anima breve
in te il mondo del mio discorso
diventa suono e paura.
Alda Merini.
 
Sarutule care supoti greutatea
sufetului meu fragil
in tine lumea vorbelor mele
devine sunet si teama.
Alda Merini.
Alda Merini, nata a Milano il 21 marzo 1931, considerata una delle più grandi poetesse del Novecento, si è spenta a Milano il 1 novembre,2009.* Alda Merini, nascuta la Milano pe 21 martie, 1931, considerata una dintre cele mai mari poete ale secolului al XX-lea, s-a stins la Milano, pe 1 noiembrie, 2009.
 
 
 

 

 
"Sono nata il 21 primavera": poesia di Alda Merini cantata da Milva.
 

 

 

 

IO sono folle, folle, folle d'amore per te .
io gemo di tenerezza
perchè sono folle, folle, folle
perchè ti ho perduto .
Stamane il mattino era cosi caldo
che a me dettava quasi confusione
ma io era malata di tormento
ero malata di tua perdizione.
Eu sunt nebuna, nebuna, nebuna de iubire pentru tine ,
eu gem de gingasie
pentru ca sunt nebuna, nebuna, nebuna
pentru ca te-am pierdut.
Astazi dimineata a fost asa de calda
incat mai degraba ma zapacea
dar eu eram bolnava de durere
eram bolnava de pierderea ta.
 
 

 

 

Stanotte ho sognato l'amore, è una poesia di Alda Merini letta da Mariangela Melato. Le immagini sono da Assisi Santa Maria degli Angeli.
Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all' orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.
"Nu am nevoie de bani.
Am nevoie de sentimente,
de cuvinte, de cuvinte alese
cu intelepciune,
de flori numite ganduri,
de roze numite prezente,
de visuri care imbraca copacii,
de cantece care fac statuile sa danseze,
de stele care murmura la urechia indragostitilor.
Am nevoie de poezie,
aceasta magie care arde greutatea cuvintelor,
care trezeste emotiile si invioreaza culorile".
 
I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.

I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.
Poetii trudesc noaptea
cand timpul nu-i impinge de la spate ,
cand tace rumoarea multimii
si se sfarseste linsajul orelor .

Poetii trudesc in bezna
precum soimii nocturni sau privighetorile
cu dulcele lor cant
si se tem sa nu-l manieze pe Dumnezeu
Dar poetii, in tacerea lor
fac mul mai multa galagie
decat o cupola aurita de stele .
 

 

 

 

 

 

Ascolta il passo breve delle cose
-assai più breve delle tue finestre-
quel respiro che esce dal tuo sguardo
chiama un nome immediato:la tua donna.
E' fatta di ombre e ciclamini,
ti chiede il tuo mistero
e tu non lo sai dare.
Con le mani
sfiori profili di una lunga serie di segni
che si chiamano rime.
Sotto, credi,
c'è presenza vera di foglie;
un incredibile cammino
che diventa una meta di coraggio
Asculta pasul scurt al lucrurilor
-mult mai scurt decat ferestrele tale-
acel respiro care iese din privirea ta
chiama un nume imediat: femeia ta.
Este facuta din umbre si ciclame ,
iti cere misterul tau
si tu nu sti sa i-l dai .
Cu mainile
atingi usor profile dintr-o lunga serie de semne
care se numesc rime.
Dedesupt, banuiesti ,
este prezenta adevarata a frunzelor ;
un incredibil drum
care devine o tinta curajoasa
 
Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare
Te astept si in fiecare zi
ma sting care un pic
si am uitat chipul tau .
Ma intreb daca disperarea mea
este la fel de mare ca absenta ta
nu, e chiar mai mult:
este un gest al mortii rigide
pe care nu stiu sa ti-l daruiesc
 
Superba è la notte
La cosa più superba è la notte
quando cadono gli ultimi spaventi
e l'anima si getta all'avventura.
Lui tace nel tuo grembo
come riassorbito dal sangue
che finalmente si colora di Dio
e tu preghi che taccia per sempre
per non sentirlo come rigoglio fisso
fin dentro le pareti.
 
Superba este noaptea
Lucrul cel mai minunat este noaptea
cand cad ultimile spaime
si sufletul se arunca in aventura.
El tace in poala ta
ca si cum ar fi sorbit de sange
care in sfarsit se coloreaza de Dumnezeu
si tu te rogi sa taca pentru totdeauna
ca sa nu-l auzi ca un tumult intepenit
intre pereti .




Giacomo Leopardi

1798-1837


 

 
L'infinito
Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s'annega il pensier mio:
E il naufragar m'è dolce in questo mare

 
Il passero solitario
D'in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finchè non more il giorno;
Ed erra l'armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
Sì ch'a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:
Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli
Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi;
Canti, e così trapassi
Dell'anno e di tua vita il più bel fiore.
Oimè, quanto somiglia
Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
Della novella età dolce famiglia,
E te german di giovinezza, amore,
Sospiro acerbo de' provetti giorni,
Non curo, io non so come; anzi da loro
Quasi fuggo lontano;
Quasi romito, e strano
Al mio loco natio, 
Passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch'omai cede alla sera,
Festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla,
Odi spesso un tonar di ferree canne,
Che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor s'allegra.
Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
Steso nell'aria aprica
Mi fere il Sol che tra lontani monti,
Dopo il giorno sereno,
Cadendo si dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno.
Tu, solingo augellin, venuto a sera
Del viver che daranno a te le stelle,
Certo del tuo costume
Non ti dorrai; che di natura è frutto
Ogni vostra vaghezza.
A me, se di vecchiezza
La detestata soglia
Evitar non impetro,
Quando muti questi occhi all'altrui core,
E lor fia vóto il mondo, e il dì futuro
Del dì presente più noioso e tetro,
Che parrà di tal voglia?
Che di quest'anni miei? che di me stesso?
Ahi pentirornmi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro.


"A se stesso" di Giacomo Leopardi
A se stesso
Or poserai per sempre,
Stanco mio cor. Perì l'inganno estremo,
Ch'eterno io mi credei. Perì. Ben sento,
In noi di cari inganni,
Non che la speme, il desiderio è spento.
Posa per sempre. Assai
Palpitasti. Non val cosa nessuna
I moti tuoi, nè di sospiri è degna
La terra. Amaro e noia
La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo
T'acqueta omai. Dispera
L'ultima volta. Al gener nostro il fato
Non donò che il morire. Omai disprezza
Te, la natura, il brutto
Poter che, ascoso, a comun danno impera
E l'infinita vanità del tutto.
"Alla luna" di Giacomo Leopardi
    Alla luna
    O graziosa luna, io mi rammento
    Che, or volge l'anno, sovra questo colle
    Io venia pien d'angoscia a rimirarti:
    E tu pendevi allor su quella selva
    Siccome or fai, che tutta la rischiari.
    Ma nebuloso e tremulo dal pianto
    Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
    Il tuo volto apparia, che travagliosa
    Era mia vita: ed è, nè cangia stile
    O mia diletta luna. E pur mi giova
    La ricordanza, e il noverar l'etate
    Del mio dolore. Oh come grato occorre
    Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
    La speme e breve ha la memoria il corso
    Il rimembrar delle passate cose,
    Ancor che triste, e che l'affanno duri!
"Il sabato del villaggio" Giacomo Leopardi
    Il Sabato del villaggio
    La donzelletta vien dalla campagna,
    In sul calar del sole,
    Col suo fascio dell'erba; e reca in mano
    Un mazzolin di rose e di viole,
    Onde, siccome suole,
    Ornare ella si appresta
    Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.
    Siede con le vicine
    Su la scala a filar la vecchierella,
    Incontro là dove si perde il giorno;
    E novellando vien del suo buon tempo,
    Quando ai dì della festa ella si ornava,
    Ed ancor sana e snella
    Solea danzar la sera intra di quei
    Ch'ebbe compagni dell'età più bella
    Già tutta l'aria imbruna,
    Torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
    Giù da' colli e da' tetti,
    Al biancheggiar della recente luna.
    Or la squilla dà segno
    Della festa che viene;
    Ed a quel suon diresti
    Che il cor si riconforta.
    I fanciulli gridando
    Su la piazzuola in frotta,
    E qua e là saltando,
    Fanno un lieto romore:
    E intanto riede alla sua parca mensa,
    Fischiando, il zappatore,
    E seco pensa al dì del suo riposo
    Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
    E tutto l'altro tace,
    Odi il martel picchiare, odi la sega
    Del legnaiuol, che veglia
    Nella chiusa bottega alla lucerna,
    E s'affretta, e s'adopra
    Di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba.
    Questo di sette è il più gradito giorno,
    Pien di speme e di gioia:
    Diman tristezza e noia
    Recheran l'ore, ed al travaglio usato
    Ciascuno in suo pensier farà ritorno.
    Garzoncello scherzoso,
    Cotesta età fiorita
    È come un giorno d'allegrezza pieno,
    Giorno chiaro, sereno,
    Che precorre alla festa di tua vita.
    Godi, fanciullo mio; stato soave,
    Stagion lieta è cotesta.
    Altro dirti non vo'; ma la tua festa
    Ch'anco tardi a venir non ti sia grave.
"A Silvia" Giacomo Leopardi
A Silvia
Silvia, rimembri ancora
Quel tempo della tua vita mortale,
Quando beltà splendea
Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
E tu, lieta e pensosa, il limitare
Di gioventù salivi?
Sonavan le quiete
Stanze, e le vie dintorno,
Al tuo perpetuo canto,
Allor che all'opre femminili intenta
Sedevi, assai contenta
Di quel vago avvenir che in mente avevi.
Era il maggio odoroso: e tu solevi
Così menare il giorno.
Io gli studi leggiadri
Talor lasciando e le sudate carte,
Ove il tempo mio primo
E di me si spendea la miglior parte,
D'in su i veroni del paterno ostello
Porgea gli orecchi al suon della tua voce,
Ed alla man veloce
Che percorrea la faticosa tela.
Mirava il ciel sereno,
Le vie dorate e gli orti,
E quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
Lingua mortal non dice
Quel ch'io sentiva in seno.
Che pensieri soavi,
Che speranze, che cori, o Silvia mia!
Quale allor ci apparia
La vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di cotanta speme,
Un affetto mi preme
Acerbo e sconsolato,
E tornami a doler di mia sventura.
O natura, o natura,
Perchè non rendi poi
Quel che prometti allor? perchè di tanto
Inganni i figli tuoi?
Tu pria che l'erbe inaridisse il verno,
Da chiuso morbo combattuta e vinta,
Perivi, o tenerella. E non vedevi
Il fior degli anni tuoi;
Non ti molceva il core
La dolce lode or delle negre chiome,
Or degli sguardi innamorati e schivi;
Nè teco le compagne ai dì festivi
Ragionavan d'amore.
Anche peria fra poco
La speranza mia dolce: agli anni miei
Anche negaro i fati
La giovanezza. Ahi come,
Come passata sei,
Cara compagna dell'età mia nova,
Mia lacrimata speme!
Questo è quel mondo? questi
I diletti, l'amor, l'opre, gli eventi
Onde cotanto ragionammo insieme?
Questa la sorte dell'umane genti?
All'apparir del vero
Tu, misera, cadesti: e con la mano
La fredda morte ed una tomba ignuda
Mostravi di lontano.

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