Floriile deschid pentru toti romanii ortodocsi ciclul sarbatorilor pascale, care se incheie o data cu Inaltarea lui Iisus (la 40 de zile de la Sarbatoarea Pastelui). Evocind intrarea Mintuitorului in Ierusalim calare pe asin, intimpinat de o multime cu flori si ovatii, Floriile reprezinta in acelasi timp o sarbatoare in care elementele crestine si cele precrestine se imbina in mod fericit, rezultind traditii si obiceiuri extrem de pitoresti.
Intrarea Domnului Iisus Hristos în Ierusalim este singurul moment din viaţa Sa pământească în care a acceptat să fie aclamat ca Împărat. Primirea triumfalã ce I s-a făcut Domnului Hristos, Care a intrat în Ierusalim ca Împărat smerit, împlinind o proorocire din Vechiul Testament, a fost determinată de această minune premergătoare. Astfel, toţi cei care se aflau în cetatea Ierusalimului, simţind că Însuşi Dumnezeu a venit în lume, Îl întâmpină cu ramuri de finic şi de măslin, strigând: „Osana! Bine este cuvântat Cel ce vine întru numele Domnului!”.
In biblie scrie ca in dimineata Floriilor,Mântuitorul împreună cu ucenicii săi se îndreptatu spre Ierusalim. Apropiindu-se de satul Betfage, în apropiere de Muntele Măslinilor, Iisus trimite doi dintre ucenicii săi, zicându-le: „Mergeţi în satul care este înaintea voastră şi îndată veţi găsi o asină legată şi un mânz cu ea. Dezlegaţi-o şi aduceţi-o la mine” (Matei 21, 1-2). Domnul Hristos dorea să parcurgă distanţa până la Ierusalim, de aproximativ 2,5 km, călare pe mânzul asinei „pe care nimeni dintre oameni n-a şezut vreodată” (Luca 19, 30) spre a se împlini ceea ce s-a spus prin profetul Zaharia: „Spuneţi fiicei Sionului: iată, împăratul tău vine la tine blând şi călare pe asină şi pe mânz, fiul celei de sub jug” (Matei 21, 5).
În această zi, denumită şi Duminica Stâlpărilor, se sfinţesc, prin rugăciune şi stropire cu agheasmă, ramuri înmugurite de salcie, care se împart creştinilor, iar slujitorii Bisericii le ţin în mâini, cu lumânări aprinse, ca simbol al biruinţei vieţii asupra morţii. Ramurile de salcie amintesc de ramurile de finic şi de măslin cu care a fost întâmpinat Mântuitorul. Cu acestea, după ce au fost aduse la biserică spre a fi sfinţite, creştinii împodobesc icoanele, uşile şi ferestrele.
În tradiţia populară există credinţa că însăşi Maica Domnului a binecuvântat salcia, după ce aceasta s-a transformat într-o punte, ajutând-o pe Fecioara Maria să treacă apa unui râu.
Obiceiuri pagane de florii
• în vreme de furtună să se pună pe foc muguri din sălciile de la Florii, pentru a împrăştia norii şi grindina, protejând casa şi familia de dezastre.
• Cu ramurile de salcie, simbol al fertilităţii şi vegetaţiei de primăvară, apicultorii înconjoară în ziua de Florii stupii, iar ţăranii, convinşi de efectul miraculos al acestor muguri, îi îngropă sub brazdă.
•Denumirea populară a sărbătorii vine de la zeiţa romană a florilor, Flora, peste care creştinii au suprapus sărbătoarea Intrării Domnului în Ierusalim. Deci, putem spune ca aceasta sarbatoare a Floriilor are o strabunica pagana. In vremuri demult apuse zeita romana Flora, zeita reinvierii naturii era sarbatorita la 28 aprilie prin ramuri inverzite simbolizand renasterea naturii. In zilele noastre insa , Floriile simbolizeaza intrarea Mantuitorului in Ierusalim, calare pe un asin si intampinat cu ramuri bogate si strigate de bucurie.
Domenica delle Palme
Con la Domenica delle Palme o più propriamente Domenica della Passione del Signore, inizia la solenne annuale celebrazione della Settimana Santa, nella quale vengono ricordati e celebrati gli ultimi giorni della vita terrena di Gesù, con i tormenti interiori, le sofferenze fisiche, i processi ingiusti, la salita al Calvario, la crocifissione, morte e sepoltura e infine la sua Risurrezione.
La Domenica delle Palme giunge quasi a conclusione del lungo periodo quaresimale, iniziato con il Mercoledì delle Ceneri e che per cinque liturgie domenicali, ha preparato la comunità dei cristiani, nella riflessione e penitenza, agli eventi drammatici della Settimana Santa, con la speranza e certezza della successiva Risurrezione di Cristo, vincitore della morte e del peccato, Salvatore del mondo e di ogni singola anima.
I Vangeli narrano che giunto Gesù con i discepoli a Betfage, vicino Gerusalemme (era la sera del sabato), mandò due di loro nel villaggio a prelevare un’asina legata con un puledro e condurli da lui; se qualcuno avesse obiettato, avrebbero dovuto dire che il Signore ne aveva bisogno, ma sarebbero stati rimandati subito.
Dice il Vangelo di Matteo (21, 1-11) che questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta Zaccaria (9, 9) “Dite alla figlia di Sion; Ecco il tuo re viene a te mite, seduto su un’asina, con un puledro figlio di bestia da soma”.
I discepoli fecero quanto richiesto e condotti i due animali, la mattina dopo li coprirono con dei mantelli e Gesù vi si pose a sedere avviandosi a Gerusalemme.
Qui la folla numerosissima, radunata dalle voci dell’arrivo del Messia, stese a terra i mantelli, mentre altri tagliavano rami dagli alberi di ulivo e di palma, abbondanti nella regione, e agitandoli festosamente rendevano onore a Gesù esclamando “Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nell’alto dei cieli!”.
A questa festa che metteva in grande agitazione la città, partecipavano come in tutte le manifestazioni di gioia di questo mondo, i tanti fanciulli che correvano avanti al piccolo corteo agitando i rami, rispondendo a quanti domandavano “Chi è costui?”, “Questi è il profeta Gesù da Nazareth di Galilea”.
La maggiore considerazione che si ricava dal testo evangelico, è che Gesù fa il suo ingresso a Gerusalemme, sede del potere civile e religioso in Palestina, acclamato come solo ai re si faceva, a cavalcioni di un’asina.
Bisogna dire che nel Medio Oriente antico e di conseguenza nella Bibbia, la cavalcatura dei re, prettamente guerrieri, era il cavallo, animale nobile e considerato un’arma potente per la guerra, tanto è vero che non c’erano corse di cavalli e non venivano utilizzati nemmeno per i lavori dei campi.
Logicamente anche il Messia, come se lo aspettavano gli ebrei, cioè un liberatore, avrebbe dovuto cavalcare un cavallo, ma Gesù come profetizzato da Zaccaria, sceglie un’asina, animale umile e servizievole, sempre a fianco della gente pacifica e lavoratrice, del resto l’asino è presente nella vita di Gesù sin dalla nascita, nella stalla di Betlemme e nella fuga in Egitto della famigliola in pericolo.
Quindi Gesù risponde a quanti volevano considerarlo un re sul modello di Davide, che egli è un re privo di ogni forma esteriore di potere, armato solo dei segni della pace e del perdono, a partire dalla cavalcatura che non è un cavallo simbolo della forza e del potere sin dai tempi dei faraoni.
La liturgia della Domenica delle Palme, si svolge iniziando da un luogo adatto al di fuori della chiesa; i fedeli vi si radunano e il sacerdote leggendo orazioni ed antifone, procede alla benedizione dei rami di ulivo o di palma, che dopo la lettura di un brano evangelico, vengono distribuiti ai fedeli (possono essere già dati in precedenza, prima della benedizione), quindi si dà inizio alla processione fin dentro la chiesa.
Qui giunti continua la celebrazione della Messa, che si distingue per la lunga lettura della Passione di Gesù, tratta dai Vangeli di Marco, Luca, Matteo, secondo il ciclico calendario liturgico; il testo della Passione non è lo stesso che si legge nella celebrazione del Venerdì Santo, che è il testo del Vangelo di s. Giovanni.
Il racconto della Passione viene letto alternativamente da tre lettori rappresentanti: il cronista, i personaggi delle vicenda e Cristo stesso. Esso è articolato in quattro parti: l’arresto di Gesù; il processo giudaico; il processo romano; la condanna, l’esecuzione, morte e sepoltura.
Al termine della Messa, i fedeli portano a casa i rametti di ulivo benedetti, conservati quali simbolo di pace, scambiandone parte con parenti ed amici. Si usa in molte regioni, che il capofamiglia utilizzi un rametto, intinto nell’acqua benedetta durante la veglia pasquale, per benedire la tavola imbandita nel giorno di Pasqua.
In molte zone d’Italia, con le parti tenere delle grandi foglie di palma, vengono intrecciate piccole e grandi confezioni addobbate, che vengono regalate o scambiate fra i fedeli in segno di pace.
La benedizione delle palme è documentata sin dal VII secolo ed ebbe uno sviluppo di cerimonie e di canti adeguato all’importanza sempre maggiore data alla processione. Questa è testimoniata a Gerusalemme dalla fine del IV secolo e quasi subito fu accolta dalla liturgia della Siria e dell’Egitto.
In Occidente giacché questa domenica era riservata a cerimonie prebattesimali (il battesimo era amministrato a Pasqua) e all’inizio solenne della Settimana Santa, benedizione e processione delle palme trovarono difficoltà a introdursi; entrarono in uso prima in Gallia (sec. VII-VIII) dove Teodulfo d’Orléans compose l’inno “Gloria, laus et honor”; poi in Roma dalla fine dell’XI secolo.
L’uso di portare nelle proprie case l’ulivo o la palma benedetta ha origine soltanto devozionale, come augurio di pace.
Da venti anni, nella Domenica delle Palme si celebra in tutto il mondo cattolico la ‘Giornata Mondiale della Gioventù’, il cui culmine si svolge a Roma nella Piazza S. Pietro alla presenza del papa.
Autore: Antonio Borrelli