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La scrittrice Amelia Impellizzeri, autrice del libro di storie vere a lieto fine I NOSTRI AMICI RACCONTANO” edito Il Filo, in favore della LIPU –  Centro Recupero Fauna Selvatica di Roma,ha di recente terminato di scrivere un SECONDO volume de “I NOSTRI AMICI RACCONTANO”,  in favore della Lega Nazionale per la Difesa del Cane di Forlì, in prossima pubblicazione con la nota casa editrice Gruppo Ugo Mursia s.p.a
Per contatto: avv.impellizzeri@email.it

 

 
"Frammenti di ricordi struggenti nel cristallo sfavillante dell’acqua… E soffia il vento sul perduto passato.Un giorno… ritornerò." "Fragmente de amintiri chinuitoare in cristalul sclipitor al apei...Si sufla vantul peste pierdutul trecut. Intr- o zi...ma voi intoarce." Amelia Impellizzeri.
 
Il lago

Guardo il mio specchio
tremolare nei vortici d’argento
frantumando il volto in un viso di bimba.
Riaffiora dal lago il passato …
Nubi bianche dentro i gorghi profondi
sfilacciano veli di bruma danzanti,
ombre eteree di ninfe lontane.
Immergo la mano
nella me stessa di un tempo …
Cristalli liquidi  mi sfiorano dolcemente,
sciogliendo nodi
intessuti dal beffardo destino.
Me perduta
nei meandri oscuri del tempo,
malinconicamente scissa
dall’antica chimera.
Un volo di corvi bruniti
fluisce dalle vette innevate,
mentre il sole lentamente si spegne.
E ritrovo quell’ombra smarrita …
sulle ali del vento delle stelle
che soffia sortilegi agli abeti.
Amelia Impellizzeri
19/8/05
 
Lacul

Privesc oglinda mea
tremurand in volbura de argint
transformand chipul intr- o fata de copil.
Se trezeste din lac trecutul…
Nori albi inauntrul  albiei adanci
insira un val de scoici dansand,
umbre eterice de nimfe indepartate.
Cufund mana
in mine insami cea de odinioara…
Cristale lichide ma ating
usor,
desfacand nodurile
testute de nedreptul destin.
Pe mine pierduta
in meandrele intunecate ale timpului,
melancolic divizata
de antica himera.
Un zbor de corbi intunecati
curge de pe culmile inzapezite,
in timp ce soarele incet se stinge.
Si regasesc acea umbra ratacita…
pe aripile vantului stelelor
care murmura cuvinte de iubire  brazilor.
Amelia Impellizzeri
Traducere:
Marilena Rodica Chiretu
Inseguendo la libertà,  dentro una gabbia parallela…
Racconto rielaborato dalla scrittrice Amelia Impellizzeri, di Como (Italia)
La donna, una scrittrice e poetessa rumena affascinata dalla bellezza della natura – che esaltava mirabilmente, in liriche e racconti dalla suggestione profonda – amava particolarmente il volo leggiadro dei colorati uccelli, il loro canto melodioso e soave,  che aveva accompagnato con dolcezza i lunghi giorni malinconici di una malattia ormai trascorsa.
Marilena osservava con attenzione affettuosa la coppia dei propri pappagallini, così belli e delicati nell’allegria del piumaggio verdazzurro  screziato di giallo e di nero, studiando il loro comportamento, le  loro abitudini, quell’esistenza parallela a quella del mondo umano, pur se vissuta su un diverso piano esistenziale.
Lei li osservava, con quieta pazienza e tanto amore… quindi sedeva al computer, per cogliere le sensazioni fuggenti che i pappagallini le stimolavano,  scaturendo in lei dal profondo…
… A causa della malattia fui costretta, anch’io, a restare a lungo in casa, guardando con tristezza e nostalgia, dalla finestra, la gente che si affrettava di andare al lavoro e la natura che cambiava, man mano, le sfumature dei suoi colori…
… Provai a evadere dalla realtà e così, scoprii un mondo sconosciuto fin allora, affascinante e misterioso, il mondo degli uccelli, di quelli in cattività, come me…
… I piccoli uccelli esotici mi svelarono un mondo fantastico. Belli, teneri, allegri, gli uccellini nascondono un universo di misteri che sfuggono all’uomo moderno, nella sua consapevole o inconsapevole indifferenza dell’impegnata vita quotidiana. Essi vivono in un mondo parallelo che, sorprendentemente somiglia a quello dell’uomo, ci guardano, con occhi allegri o tristi, alcuni forse anche ci “giudicano”, ma noi passiamo indifferenti, come se non esistessero, che per “ornare” la nostra vita.
 
*  *  *
Io sono il pappagallo maschio. Il mio piumaggio è vivido e brillante come quello della nuova compagna che l’amica umana mi ha generosamente messo accanto, dopo che Cip era morta improvvisamente, lasciandomi solo e disperato. Io e Cip eravamo davvero “inseparabili” – come non a caso ci definiscono gli umani – e molto legati tra noi da un vincolo di profondo affetto.
Ogni mattina io e Cip mangiavamo quasi nello stesso momento, beccando allegramente lo squisito mangime dal profumo di grano tostato e di sole; quindi, mentre la nostra amica umana ci osservava in silenzio, iniziavamo a fare la toletta; confesso di essere molto vanitoso e di trascorrere parecchio tempo a lisciarmi le penne verdazzurro del dorso, finché diventano morbide e brillanti come la seta.  Poi, iniziavamo a cantare insieme! Dolci gorgheggi si levavano nella stanza dove Marilena sorrideva, rallegrata dal nostro melodioso canto. Ero felice!  
Cip possedeva un temperamento lunatico e capriccioso – come tutte le femmine, del resto – e capitava che qualche volta rifiutasse la tenera sollecitudine con cui tentavo di blandirla, offrendole con il becco amorevolmente dischiuso i semi migliori, che lei disdegnava altezzosa, per non dire che ricevevo in cambio qualche beccata non propriamente affettuosa!  Allora, si litigava! Per quanto le volessi bene, non potevo permettere che Cip mi mancasse di rispetto in un modo così palese, non vi pare?
Marilena, guardandoci litigare a furiose beccate starnazzanti (Cip, in quelle occasioni, modulava una frequenza gracchiante, simile a quella dei corvi…) scoppiava a ridere di cuore e si precipitava al computer, iniziando a pigiare sui tasti velocemente.
… Cominciai a studiarli con più attenzione, e mi accorsi, con stupore, che sentivano quando stavo bene e quando no. Come una vera coppia di innamorati, quasi tutto il giorno cinguettavano, talvolta litigavano, facendo proprio rumore, ma, quando mi addormentavo, sorprendentemente, rispettavano il silenzio di cui avevo bisogno, stando tranquilli per ore. Commossa, mi affezionai davvero ad essi e continuai a studiare il loro comportamento, durante il giorno...
Il momento più bello della giornata era, ed è ancora, quello in cui gli amici umani aprono la porticina della  gabbia, consentendoci di volare liberi per la casa! Allora una meravigliosa sensazione s’impadronisce del mio piccolo cuore, ed io mi sento leggero e pieno di allegria! Dopo un voletto rasente gli alti armadi e i lampadari che spandono un chiarore luminoso, io e Cip solevamo appollaiarci insieme sulle loro spalle, oppure sulle griglie della nostra gabbia, a giocare cinguettando briosamente, finché rientravamo nella nostra casetta sicura, tutti contenti.
… Ma, solo ben curati e amati i pappagalli possono avere un tale comportamento. Come le persone sopraffatte dalla povertà, dalla sofferenza e dalle difficoltà, gli uccelli trascurati, rimangono ad un comportamento primitivo, istintivo e non possono offrirci niente della loro misteriosa bellezza interiore, perché la mancanza dell’affetto fa loro vedere solo le griglie della loro gabbia…
… Vedendoli così attaccati l’uno all’ altro, si pensa, senza  volere, al matrimonio che duri a lungo,  il quale non potrebbe resistere senza un forte sentimento d’amore…
Un bruttissimo giorno, la mia Cip mi lasciò. Era rimasta l’intera notte immobile in un angolo della gabbia, fredda e rigida, senza rispondere alle mie ansiose beccate colme d’affetto. Quando Marilena la vide, la raccolse delicatamente, sottraendola al mio sguardo angosciato che l’interrogava, muto.  Comprendevo molto vagamente che un’ombra oscura aveva ghermito la mia compagna…
Rimasi solo.
Ero tanto triste!
La cercavo per tutte le stanze, volando follemente e chiamandola, con il mio disperato grido… poi, afflitto, rientravo nella gabbia solitaria,  che sembrava essere diventata troppo grande e desolata.
Un giorno, credetti di averla ritrovata… Mentre volavo disperatamente per la casa, mi ritrovai ad un tratto davanti al grande specchio ovale e mi vidi riflesso, scambiando la mia immagine per quella di Cip. Cercai di beccarla affettuosamente, ma incontrai la gelida lastra di cristallo, a rimandarmi la vana illusione.  Allora mi appollaiai tristemente sul comodino, reclinando il capo tra le piume,  per non guardare la dolorosa realtà.
… Così siamo anche noi, le persone sposate; viviamo in coppia, ci amiamo e, a volte, litighiamo, tra le “griglie” della nostra casa e della nostra esistenza, ma, i più di noi, non vogliono separarsi dalla persona cara, preferendo la vita in “gabbia”, più sicura, più dolce, perché, in due, tutto sembra più facile perché, ecco, la natura ci insegna che anche la
solitudine può essere una vera malattia…
Avevo smesso di cantare… 
La malinconia inguaribile che mi era piombata addosso spinse la mia amica umana a regalarmi una nuova compagna.  Non era facile… Rammentavo con disperato rimpianto la mia Cip, la sua dolce allegria, la  mascherata arroganza, rimpiangendo persino le sue beccate stizzose di un tempo. Neppure Flic, la pappagallina verdazzurro così simile, fisicamente, a Cip, era felice. Per ore rimaneva in silenzio, rifiutandosi di mangiare, pensando agli amici lontani, dai quali era stata bruscamente separata. 
Poi, lentamente, c’innamorammo!
(Si ringrazia Marilena Rodica Chiretu)
 
…Se gli uccelli parlassero
ci direbbero
che i nostri vestiti
non hanno i colori
delle loro piume e
le nostri ali
non si aprono
al volo dell’ infinito...
Marilena Rodica Chiretu
 
Brani sciolti tratti dal racconto “Uomini e uccelli – Mondi paralleli” di Marilena Rodica Chiretu
Tratto dal racconto “Uomini e uccelli – Mondi paralleli” di Marilena Rodica Chiretu
Tratto dal racconto “Uomini e uccelli – Mondi paralleli” di Marilena Rodica Chiretu
Tratto dal racconto “Uomini e uccelli – Mondi paralleli” di
Marilena Rodica Chiretu
 
 
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Francesca e Venere.- Italia
 
“L'ANGELO DEL VOLO”
 
PREMESSA
La poetica a cui sento di appartenere sembra allontanarsi dal mondo reale per entrare in quello dei sogni, in un dialogo sì colloquiale, ma ermetico nel suo modo di porsi di fronte alla realtà; pur nutrendosi del contesto presente, recupera un passato che vuole essere ascoltato tra le evanescenti memorie chiuse in un guscio e i giochi ingenui di bambina che costruisce castelli con la fantasia e sogna mondi incantati, respirando nell'incertezza della luce, i fragili riflessi dell'anima e ciò che non riusciva ad afferrare e a non accettare di questo mondo che si modifica in continuazione tra i ritagli di spazi vitali e il crudo realismo.
Una speranza, oggi mi fa guardare avanti: due protagoniste alla scoperta di una ricreata bellezza della vita in un crescendo cammino di serenità, io e la mia fedele amica Venere. Non è solo un cane ma una creatura mite dotata di spiccata intelligenza e determinazione che con la sua magia ha fatto nascere nei miei occhi la poesia, il sorriso e la voglia di lottare per difendere quel mio desiderio di libertà, rendendomi capace di volare ed inseguire i sogni non ancora realizzati e non rimanere più prigioniera delle paure e delle fragilità.
Tutto ad un tratto mi accorgo di non essere sola in questa immensità di gioia e di felicità, tanto da volerla esprimere, attraverso questa mia raccolta di versi tradotta dal cuore che riassume il valore di un messaggio, quello che voglio dedicare ai miei lettori: i sogni si possono realizzare!
Francesca Di Natale
 
 
Poesie tratte dal libro di liriche “L'ANGELO DEL VOLO”  edito da Armando Siciliano (Messina) e  dedicato a VENERE, il suo cane guida.
L'intero ricavato delle vendite verrà devoluto, per gentile concessione dell’autrice e dell’editore, che hanno rinunziato ai rispettivi diritti,  al Centro Helen Keller  – Scuola Cani Guida di Messina,  per l’acquisto e l’addestramento di cuccioli.
Chi volesse ordinare questo libro può telefonare alla segreteria della casa editrice al numero telefonico 090.711359
                           
Francesca  Di Natale  fin da bambina rivela una grande passione per l'arte. Ha conseguito il diploma di Scuola Magistrale ed altri titoli d'indirizzo pedagogico. Da qualche anno ha riscoperto la bellezza della poesia e il gusto di scrivere in versi, ottenendo un lusinghiero successo. 
Nonostante i momenti destabilizzanti causati da una patologia invalidante della vista,  si è assunta una nuova responsabilità di alto valore sociale, determinata dalla sua rinascita interiore, avvenuta grazie al suo cane guida Venere (proveniente dal Centro Helen Keller – Scuola Cani Guida  –  Messina) che l’ha resa in grado di riconquistare la perduta autonomia e, con essa, una rinnovata dignità e serenità.
Da questo sofferto vissuto è scaturita l’esigenza e il  desiderio di offrire la propria esperienza volta allo sviluppo e all'integrazione socio-culturale dei non vedenti e degli ipovedenti, facendo sì che venga posto in luce  e riconosciuto il processo evolutivo del nobile servizio svolto dal cane guida, in relazione alla riabilitazione sociale e lavorativa dei diversamente abili, e all'abbattimento delle diffidenze e dei pregiudizi ancora oggi esistenti nei luoghi pubblici e privati, nei confronti di questi cani generosi e meritevoli.
  Ispiratrice e compagna insostituibile e amatissima della sua esistenza è il proprio cane guida Venere che, regalandole la forza per affrontare e superare i difficili ostacoli della vita e una ritrovata serenità, ha fatto sì che Francesca  potesse riprendere il  volo spezzato…

Nana Mouskouri- Serenade   
Dove”
 
Portami lontano
dove nessuno ci farà del male
dove l'impossibile diventa possibile
dove il deserto fiorisce
per non ritornare.
Dove...
dove non saremo mai soli ma liberi.
Portami lontano
dove l'amore non scolorisce
dove i desideri solcano i sentieri
dove illusioni diventano speranze
per non ritornare.
Dove...
dove non saremo mai soli ma liberi.
Portami lontano
dove c'è il mare
dove il sentimento può navigare
dove il condor vola più in alto e poi scompare
per non ritornare.
  Dove...
dove non saremo mai soli ma liberi.
Portami dove la tristezza finisce e la vita comincia.
Portami alla fine dei miei Dove... 
Sei zampe per volare
liberi...
     Senza limiti
 Lo sguardo acuminato,
lancia sferzante,
deciso punta il dito:
"Mi dispiace,
il cane non può entrare!"
Io non posso pensare veramente
che il cane induca intolleranza
... è solo ignoranza.
Non vale pecunia nè impietosimento,
dignità e orgoglio prendono il sopravvento.
Luci del firmamento
liberate le menti dalle clausure
di chi gestisce l'altrui vita.
Sguinzaglio tra le dita
la risposta che lotta
in difesa del mio sogno vero
a chi resta prigioniero
nell'immobilità del pensiero.
S'impone severo
il diritto universale
del cane e il suo lasciapassare.
Non badanti degli sguardi limitati,
con le ali proiettate verso il futuro
oltrepassiamo frontiere e barricate.
Nulla può fermare gli angeli senza limiti.

 

I


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