
Sono una foglia al vento...
Sono una foglia nella voglia del vento, nonostante sia spuntata sull’ albero della vita, tra le braccia calde dei suoi rami soleggiati dal sole ardente del luglio.
Faceva caldo, le visciole stavano per maturare, quando nacqui io, nella corolla intrecciata dall’ amore dei miei genitori. Dal piccolo e fragile fiore, aperto nel grembo della famiglia, mi sono trasformata in una foglia vestita delle sfumature verdi e forti della speranza. Di giorno, guardavo il sole per rubargli il caldo che spegnesse il freddo delle nostre case; di notte, guardavo le stelle, rubando a loro la luce per le nostre sere in buio. La primavera mi donava il polline dei fiori per i poveri, l’ estate mi portava per i boschi profumati dalla resina degli abeti, regalandomi la fierezza dei tronchi alti e dritti che, anche nell’ oscurità, riuscivano a guardare la serenità del cielo.
Eppure, da sempre, io mi sono sentita solo una foglia portata, di qua e di là, dalla voglia affamata del vento, quando troppo ardente, quando troppo freddo, quando tempestoso, sempre pronto a divorarmi.Perciò, ho acquistato la forma di una foglia con i confini ricamati dai denti malvagi che provavano ad entrare nello spazio delle mie nervature, i sentieri della mia mente.
Ho acceso i colori rossicci nell’ abbraccio e nel bacio dell’ amore; ho rinfrescato la mente e l’ anima nell’ ebbrezza della giovinezza del corpo e dei pensieri e mi accarezza ancora il soffio leggero della primavera che gira intorno ai miei rami. Sono però, anche una foglia autunnale, atterrita dalle bufere della vita, con macchie di brina fredda, di un’ ingannevole bellezza. Cado in terra, ma chiamo sempre un altro vento caldo ad alzarmi, portandomi in diversi alberi, per scoprire nuovi orizzonti, non mi piace giacere nel manto tranquillo delle foglie secche.
Sono una foglia sulla quale gocciano, talvolta, le lacrime della rugiada mattinale C’ è chi mi vorrebbe soltanto una foglia tra le pagine ingiallite di un libro; c’ è chi sogna di avremi nel suo erbario e gli altri vorrebbero sapere tutti i movimenti delle mie nervature. Siccome, non possono avermi e saperne, dato che io sono una foglia matura che fa il suo meglio per affrontare le intemperie, mi tormentano e mi avvolgano nelle loro ombre silenziose, mi annegano le sfumature della speranza e mi portano nel gioco dello stesso vento.
Rimango però ancora, nell’ albero forte del mio giardino, tra i tronchi degni dello stesso frutteto, rotolando con le mani e con gli occhi i pensieri della mela matura, perché la mia foglia ha fatto spuntare delle radici nella sua terra e si nutre con l’ acqua fresca delle eterne sorgenti. Sono una foglia nella voglia del vento, ma guardo ancora il mondo e la gente con amore perché i miei sguardi sono due foglie sempre verdi...
Marilena Rodica Chretu
3 aprile 2007

Il compito
Racconto pubblicato, nel 2006, sul sito Libero di Scrivere
Un nuovo anno scolastico sta per finire, una nuova lunga vacanza estiva sta per arrivare! Vivo, da sempre, tra le fragranze della vita che inebbriano, piacevolmente, la fine e l’ inizio, i ricordi e le speranze.Mi avvolgono gli odori del maggio e del giugno, dei fiori del castagno, leggeremente sfioriti, e quelli dei tigli che fioriranno prima delle vacanze. Ho dimenticato le acace, anche i suoi grappoli dolci e profumati mi piacciono! La gente sembra di ignorare la bellezza selvaggia e modesta di questi alberi, ma a me piacciono ugualmente! La mia esistenza è segnata dalla bellezza delle piante, delle stagioni e dei bambini, i più bei fiori della tenera stagione della vita!
Così stavo pensando, mentre camminavo, a piedi, sulla stessa strada, verso lo stesso posto di lavoro, di ogni giorno, la scuola. All’ ingresso, mi accolsero, come sempre, i suoni degli stumenti musicali, esercitando nelle mani tenere dei bambini, forse un nuovo pezzo. Tra i muri freddi dell’ edificio, si dipinge, in colori e in speranze, l’ universo dell’ infanzia e dell’ adolescenza che riscalda tutto. Risonarono i passi dei più birichini ragazzi correndo allegri verso il sole del cortile e mi svegliai dai miei pensieri.
Avrei dovuto decidere i compiti sullo stesso tema di questo periodo, per alcuni piacevole, per gli altri noioso o imbarazzante: ”Come pensate di trascorrere le vacanze d’ estate? ”Mi venne nella mente una vicenda dell’ anno scorso e stetti un po’ in pensiero, come i fiori degli alberi nei loro profumati piccoli o grandi grappoli.
Ioana, una ragazzina carina di 11 anni, non aveva la mamma accanto a lei, era partita a lavorare all’ estero, cinque anni fa, quando era ancora piccola. Sognava, anche lei, una vita diversa, più ricca e divertente e, un giorno, se ne andò a cercarla altrove. Nell’ ultimo tempo, la bambina la vedeva sempre più raramente...e quasi mai quando avrebbe avuto bisogno...Quest’ estate avrebbe dovuto andarsene da lei per trascorrere le vacanze, ma non se ne andrà neanche quest’ anno, come farò io a dare a tutti quanti il solito compito: “Come trascorrerete le vacanze d’ estate?”
Neanche il padre, rimasto in Paese, lo vedeva troppo spesso; era molto impegnato con i suoi affari e non aveva mai tempo per lei.La bambina viveva con la nonna che faceva il suo meglio per starle vicino, ma una famiglia unita le mancava tanto ed era per questo che aveva, talvolta, un comportamento strano e riservato nei confronti dei suoi colleghi.
La nonna l’ aspettava quasi sempre sul corridoio della scuola fino alla fine dei corsi. Un giorno, domandai curiosa alla bambina perché la nonna l’ aspettarla vicino alla porta della classe, non capivo il perché, pensando solo che la proteggesse dai ragazzi maggiori delle classi liceali. La ragazzina evitava evitava il mio sguardo, non mi rispose aperatamente, mi disse soltanto: “E’ meglio così!” Il vero motivo non lo seppi mai.
Mi ricordo anche la prima lezione dell’ anno scorso quando chiesi ai bambini di scrivere una lettera ad una persona cara. Ioana si alzò e mi disse che pensava di scrivere a sua madre perché c’ era lontano e non la vide da tanto tempo. La manina scorreva sul foglio del quaderno, tremolando quando sfogliava le pagine del dizionario.
“Non avrei dovuto farli scrivere questa lettera!”, mi dissi. Si vedeva che Ioana si trovava in imbarazzo e due lacrime le caddero sul dolce viso che mi commossero profondamente. “Non ho scelto bene il compito, ma che compito libero scegliere per tanti ragazzi e tanti destini?!” Nella loro piccola anima si nascondono sofferenze che non sempre possiamo scoprire!
Il campanello mi salvò dal mio tormento interiore. Mentre stavo per uscire dalla classe, Ioana si avvicinò, mi accarezzò dolcemente e poi mi baciò. Io rimasi di stucco, lei non disse nulla, io sapevo che non aveva avuto il tempo per affezionarsi a me e ho capito che aveva nostalgia di sua madre e vedeva in me la madre che mancava da tanti anni nella sua piccola vita, lasciata nella cura di una nonna vecchia e troppo stanca per poter sostituirla, davvero. Una madre partita lontano aveva dimenticato fare almeno il compito di vacanza, quello di essere una vera madre.
Poco prima della fine dell’ anno scolastico, Ioana si trasferì ad un’ altra scuola, nella speranza che nessuno, almeno per un tempo, non la domanderà più dove sarà sua madre e, soprattutto io, la sua professoressa di lingua italiana.Alla scuola dove si trasferì in fretta, l’ Italiano non si studiava ed io rimpiansi la sua partenza, era una bambina molto brava e sembrava molto interessata allo studio della lingua italiana!
Calpesto pensierosa sui petali dei fiori di castagno e mi domando come fare a non ferire mai i dolori o le nostalgie dei bambini!? Per me, questo è, ogni anno, il mio più difficile “compito”...quello di scegliere il compito giusto per tutti i ragazzi, tra i numerosi temi liberi da svolgere.
Forse, neanche i pensieri possano godere sempre l’ assoluta libertà!
Mi dico che anche loro sono, talvolta, come questi petali fragili, calpestati dai piedi, quando il soffio della vita li disperde su smarrite strade...
Marilena Rodica Chiretu
Maggio 2005

A spasso col pensiero nel parco Trivale
A spasso col pensiero nel parco Trivale Raggi dispersi di un timido tempo primaverile riscaldavano, finalmente, la terra della mia anima nutrita dall’odore delle umide foglie secche. La foresta - parco della città, il polmone che respira la freschezza di ogni stagione, gremiva di gente. Era domenica e me ne andai a spasso nella compagnia del mio pensiero, il più fedele ed il più comprensivo amico.
Sono entrata nell’oscuro delle corolle rallegrate dal canto degli uccellini e dal salto allegro degli scoiattoli e mi sembrò di vedere il tempo rotolando davanti ai miei occhi, attraversando la lunga strada che portava nel cuore del parco. "Ti ricordi quest’edificio dei bambini?" - mi disse il pensiero. "Questo è il posto dove hai lavorato per tanti anni, è quella casa che tu chiamavi “La foresta delle luci "!
Come non ricordarmelo?! Era stato il mio riparo nei tempi della dittatura quando insegnavo ai miei ragazzi quant’è bella la vita libera! Avevo trascorso tante volte il bosco insieme a loro, avevamo cantato e recitato canzoni e poesie in lingue straniere che mai parlavamo o le sentivamo dal vivo! Adesso, andavo a spasso tra i ricordi e gli alberi maestosi che sembravano abbracciarmi, avvolgendomi nelle ombre e nelle luci del sole che penetrava tra le foglie tenere della primavera.
Stavo sprofondando in un abisso di ricordi quando mi svegliò il profumo di un piccolo mazzo di viole e di bucaneve. L’avevo raccolto senza rendermene conto, abituata a farlo ogni primavera. "Anche tu sei stata come questo bucaneve - mi disse di nuovo il pensiero - ingenua, semplice, con un discreto odore di fiore selvaggio!".
Era vero, un manto caldo di neve fredda ma pura, mi aveva protetta sempre dal buio della terra d’inverno, fin quando, bruscamente, un sole caldo ha fatto spuntare il prato verde della mia vita, intrecciando due trecce di raggi ed ombre nell’oscuro di un bosco.
I passi erano arrivati nel centro del parco “Trivale” che apriva, generosamente, uno spazio libero alla gioia e al gioco dei bambini, tra le aiuole dei fiori appena piantati, i fiori del pensiero, i più resistenti al fresco primaverile. "Vedi, pensiero - dissi - io sono come questa altalena, oscillo sempre tra l’azzurro del cielo ed il nero della terra! Con la punta dei piedi m’illudo di toccare l’infinito per sentire poi, quanto sono vicina alla bassezza della vita!".
La natura accese la mia fantasia e mi sedetti su una panchina a riposare domandando il pensiero: ”Cosa faccio se la mia anima è rimasta bambina in un bosco vecchio? Come mai potrei vivere?” Ed esso mi rispose: “Ritorniamo alla realtà, adesso siamo stanchi, domani sarà un altro giorno soleggiato di primavera e ci penseremo insieme!”
Ero stanca, stanca di lottare con raggi ed ombre che abbagliano! "Forse ho vissuto troppo tra le ombre della vita, fin quando io stessa sono diventata un bosco che sta vivendo nel fremito degli alberi, nel canto degli uccelli, nel gioco degli scoiattoli, tra sfumature fosche ingannevoli" - gli dissi di nuovo.
Serpeggiando tra tanti sentieri e pensieri avevo perso qualche fiore del mio piccolo mazzo e mi rattristai. "Non essere triste - disse il pensiero, andiamo a casa e scriverai per essi una bella poesia, così diventeranno immortali sulla tua carta!".
Aveva ragione, la poesia della primavera! Cosa avrebbe potuto essere più bello di una poesia sui fiori della più bella stagione?! Ma l’odore dei fiori, come potrei mai inserirlo tra le mie parole, tra i versi, tra le righe!? Come potrei conservare e rendere immortale anche il profumo della vita?! Chi sa, se il bosco potrà comprendere, davvero, questa fragranza particolare, nonostante il suo nome di parco "delle tre valli"!
Ho raccolto il profumo dei petali e delle foglie umide di rugiada nella scatola delle nostalgie, decisa di affrontare la malinconia di ciascuna stagione in parte, nella loro corsa verso i colori sfumati della natura e della vita. Presto....
... "Arriverà l’autunno
per assaggiare il vino
della botte
dei ricordi.
Ebbra di bello,
mi avvolgerò il corpo
e la mente
e l’anima
nel manto bianco
della neve."
Marilena Rodica Chiretu- 2006

