La storia dei fiocchi di neve

 
 
Sonetto dei fiocchi di neve
Fiocchi di neve, nel gioco bianco
sul manto puro della terra in bufera
s' addormentano rami dell'albero stanco,
s’infiamma la luce, si sveglia la sera

Fiocchi di neve, dolore bianco,
la vostra festa adombravano gli anni,
avete brillato al nostro fianco
scrivendo la fiaba delle nuove mani

La pioggia di neve sul viso coperto,
lacrime amare fiorite in stelline
accolgono strade col lume scoperto

Sul rogo del tempo la fiamma a’ accende
riscalda speranze in voci genuine,
il libero gioco l’amore attende

Marilena Rodica Chiretu
29 novembre 2006

 
            
Racconto finalsta al Premio "Umberto Saba"- Scritture senza Frontiere", Trieste, 2004.
                                                                                                                                 
                                                              Si scgioglie un fiocco di neve
                       
La storia dei fiocchi di neve ci racconta di un mondo che sembra, ormai ,dimenticato nella  smisurata distesa del suo manto freddo. Noi però, non dobbiamo dimenticare la nostra vita che la potremmo salvare solo immortalandola  nella modestia delle nostre parole. E la vita comincia sempre con l’ infanzia, questo leggero fiocco di neve, bianco, puro, innocente e giocoso, che si scioglie, rapidamente, nell’ardente età dell’adolescenza.

La Moldavia, la storica regione romena, attraversata dai tormentati tempi e dalle controverse vicende, ti affascina non solo con i suoi famosi monasteri ,ma anche con dei meravigliosi paesaggi, distesi  sulle verdi colline e sulle larghe valli, nella profondità delle quali si nascondono i piccoli e modesti villaggi, tra le ricche vigne. Da queste parti , nacquero i miei più remoti avi, qui nacque mio padre, qui ho vissuto i miei primi sette anni, la mia innocente infanzia, tra i fiocchi di neve che cadevano, ogni inverno, nella gioia di noi, bambini, che andavamo in giro cantando canti di Natale.

Nel primo periodo del dopoguerra, mio padre, ufficiale nell’esercito romeno, era impegnato, come tanti altri , nella ricostruzione del Paese e si spostava da un cantiere all’ altro.Poi ,ha dovuto partecipare anche all’ ingrata operazione della collettivizzazione, quando tutti i contadini e i proprietari rimasero senza un pezzo di terra, inclusa la nostra famiglia. Abbiamo vissuto, un bel po’ di tempo, nella caserma militare, là, dove, modestamente, vivevano le famiglie degli ufficiali.Nella mia innocenza, ero felice perché avevo sempre accanto a me mia madre e le mie bambole, portate da mio padre, chi sa sa dove. Lo specchio del Lago Rosso, con i tronchi franti degli alberi di una volta, è ancora vivo nella mia memoria, come il rosso delle bandiere comuniste che accompagnarono quasi tutta la mia vita. Sulla sinuosa e stretta strada che ci portava spesso lungo il lago, tra le cime dei Monti Ceahlau, sono rimasti i miei più bei ricordi e i più controversi pensieri.Stavamo  andando già, sulla strada del primo comunismo, stretta e sinuosa,come quella montuosa, sorvegliati dai” monti alti”, le cui cime però, noi non vedevamo ancora. Una strada straniera ed estranea ai nostri desideri, alle nostre tradizioni.

Dei miei parenti di Moldavia non sapevo granchè. Mio padre ci aveva parlato solo della prematura disparizione di suo fratello, Giorgio, a 17 anni, di sua sorella, Angelica, a 21 anni, e poi, di suo padre, Eugenio, morto a 50 anni. Ho capito allora, che la vita dev’ essere stata difficile, perché non si erano trovate delle medicine necessarie a salvare loro la vita. Dopo la morte di mia nonna, Olimpia, una donna straordinaria, piena di energia ed ottimismo, mio padre decise di abbandonare la divisa militare e la Moldavia.Siamo tornati nella Muntenia (la storica Valacchia ) di mia madre e ci siamo rimasti.

Erano gli anni quando il nostro destino stava sotto la direzione del Partito Lavorativo Romeno e del suo Primo- Segretario, Gheorghe -Gheorghiu-Dej. Si viveva in un totale isolamento verso i paesi occidentali e in un assoluto”buio” intellettuale e sociale.I figli erano la gioia della vita, loro portavano in case l’allegria delle Sante Feste, proibite dal regime e festeggiate di nascosto.Nella vigilia della Pasqua, facevamo il giro della chiesa con le candele accese in mano, secondo la nostra tradizione ortodossa, col pensiero anche ai  nostri insegnanti, costretti a stare in agguato per scoprire chi di noi se ne andava in chiesa.Nonostante ciò, quasi tutti festeggiavano in famiglia il Natale e la Pasqua, ma un Babbo Natale vero  venne da noi, molto più tardi, portato dai fiocchi di neve del Dicembre 1989. Allora, il Babbo Gelido, così battezzato dai comunisti, si sciolse nella fiamma della rivoluzione.

La mia prima infanzia si chiuse, drammaticamente, sempre nel freddo inverno.Ero una bambina vivace e birichina e mi piaceva giocare all’ aperto, fare dei pupazzi di neve, andare in slitta sul viale della collin, trovatasi nei pressi della nostra casa.Un giorno, un ragazzo spinse, all improvviso, la mia slitta che si sbattè, fortemente, con il tronco di un albero da frutta, tra i molti che si  trovavano in quel bel frutteto.Sono rimasta incosciente, sul bianco manto macchiato di sangue, con una grave ferita alla testa. Non mi ricordo niente, neanche oggi, soltanto lo spavento terrible dei genitori quando, finalmente, mi svegliai , e il sapore della neve, che mi era entrata anche in bocca.Sono tornata a scuola dopo quasi un trimestre e, nell’ ingenità che mi caratterizzava, pensavo che quell’ urto alla testa mi avesse fatto bene perché diventai più zitta ,più tranquilla e più studiosa.Davvero, da quel momento, cominciai a trasformarmi in una ragazzina più saggia e più matura , abbandonai per sempre la slitta e le bambole, preoccupata da molte altre cose interessanti.Collezionavo dei francobolli , delle fotografie degli artisti e dei cantanti famosi in quei tempi e così, sono riuscita a scoprire la passione della mia vita, la lingua italiana, sentita, per la prima volta, da un dimenticato cantante italiano, venuto in visita nel nostro dimenticato paese. Mi incamminai definitivamente, sulla difficile strada dello studio della lingua italiana ,e nessuno e niente mi potè fermare anche se, oltre il russo, solo il francese si studiava, timidamente, nelle nostre scuole.

Quanto era bella l’ infanzia , con la sua spensieratezza! Si sciolse però, come un fiocco di neve nell’ ardore della prima adolescenza ed io cominciai ad essere consapevole dei difficili tempi in cui stavo vivendo.                                                                                 
                                             La pallida luce di una tarda candela
Finì, improvvisamente anche la” signoria „ di Gheorghre Gheorghiu-Dej, il quale morì ,sorprendetemente, ancora  nel” fior della vita”.Tutto il Paese fu avvolto nel nero del lutto nazionale e noi, bambini, non siamo andati più a scuola per uno o due giorni. Dei membri del Comitato Centrale che avevamo sempre e dappertutto sotto i nostri sguardi immortalati nelle grandi fotografie, fu scelto il giovane Nicolae Ceauscescu. La dittatura del proletariato, come veniva chiamata anche sui nostri manuali scolastici, continò però, anzi,acquistò delle nuove facciate ,impensate e fallaci.Una luce pallida sembrò che avesse illuminato la nostra vita, nell’entusiasmo dell’ inizio di un nuovo cammino. Le finestre del nostro Paese si aprirono al mondo occidentale, ma le porte rimasero sempre chiuse.Dei turisti italiani, interessati a scoprirci, si vedevano dappertutto, ma noi non potevamo andare all’ estero.Io continuavo a imparare l’ italiano, ma questa lingua non si studiava quasi affatto nelle scuole.Si apriva così, la sinuosa strada della mia vita professionale che ho scelto da sola, nel paradosso della mia esistenza. Ceauscescu trasformò il Partito Lavorativo  nel Partito Comunista Romeno e  diventò ugualmente, il primo Presidente della Repubblica Socialista Romania, cominciando così, la sua rapida ascensione.
Il benessere dalla fine degli anni’ 60 e dall’ inizio del’ 70, non durò per molto tempo. Mentre io stavo studiando, in facoltà, la lingua e la letteratura italiana, Ceauscescu chiudeva, sempre di più, le porte e le finestre del Paese e gli occidentali sparirono , quasi del tutto, dalle nostre contrade. Mentre la Romania era sempre più isolata, il nostro Dirigente diventava sempre più forte. Mentre noi vivevamo sempre peggio, lui e sua moglie sembravano di essere sempre più pazzi, nella loro follia di conquistare tutti i campi della nostra vita politica, sociale e culturale.Si diceva che avessimo vissuto ”nell’epoca d’oro”, ma i nostri magazzini e i nostri mercati erano sempre più vuoti e nelle nostre case regnava il freddo e il buio.La luce si spegneva , ogni sera, e noi accendevamo le candele. La luce pallida di una tarda candela annunciava l’ inizio della fine. Gli anni’ 80 portarono il buio dell’ ultimo comunismo ed il calore della fiamma della libertà si faceva sempre più sentito. Solo la coppia Ceauscescu sembrava di non vedere e di non sentire niente. Abbagliati dal fascino del potere assoluto e dalla megalomania, applauditi, accolti e dipinti nei più pastellati colori, loro stavano per perdersi nel nulla, come le fallaci sfumature dei colori in cui piaceva a loro apparire.

Rimasta, di nuovo, senza un posto di lavoro, mi ritirai nella ”Foresta delle luci „ così come mi piaceva chiamare la Casa dei Pionieri, cioè, dei piccoli comunisti.Sotto il generoso °ombrello” delle attività UNICEF, qui dovevo iniziare i bambini nella politica del Partito e dello Stato.In reltà, i più illuminati dei professori insegnavano ai ragazzi molte cose interessanti ed io, le lingue straniere. Proprio perciò, questo posto era, per me e per i nostri bambini come una luce accesa in una fitta foresta, l’ edificio essendo situato anche in un bellissimo parco - naturale, con degli alti e vecchi alberi e vivaci scoiattoli che ci guardavano, talvolta, tra i rami. Proprio qui, ho trascorso l’ ultimo giorno e l’ ultima sera della mia vita, svoltasi, per troppo tempo nel regime comunista. Li ho trascorsi, distruggendo le fotografie e i libri sulla coppia Ceauscescu, dalle pareti e dalla libreria della propria classe.Gli avvenimenti e le manifestazioni anti – comuniste di Timiscioara, avvevano seminato paura e confusione nella nostra mente, nella nostra anima e nelle nostre case.Si spense così, l’ ultima luce pallida della dittatura e si accese la luce vera della libertà.
                                               Sulla strada della libertà
21 Dicembre, 1989. Sul nero della nostra oscura esistenza, apparse una macchia rossa.Questa voltà però, non era più il rosso fallace delle bandiere comuniste, era il rosso vero del sangue dei nostri giovani, feriti o morti nel Dicembre,1989, perchè noi , oggi,viviamo in libertà.Con l’ingenuità delle persone modeste, costrette ad ubbedire, i Romeni, sulla soglia delle rivoluzioni anti- comuniste dell’Europa dell’Est, hanno creduto che avessero potuto rovesciare un regime dittatoriale ed i suoi dirigenti , solo con un fiore in mano, ed ne hanno pagato con la loro vita. Un intero parco di Bucarest, trasformato in cimitero, nei giorni della Rivoluzione, testimonia il loro coraggio e il loro sacrificio. Nella serata del 21 Dicembre, sono morti i primi giovani, gridando „Viva la libertà!”, nella Piazza dell’Università, il centro della Capitale, del Paese e della spiritualità romena.
Era un dicembre troppo caldo e troppo sereno per un inizio d’inverno.Il 22 dicembre sembrava una giornata primaverile, ma era primavera solo nelle nostre anime.Ritornando da scuola, mi fermai, come di solito, a casa dei miei genitori. Erano ,anche loro, molto preoccupati di ciò che stava accadendo in tutto il Paese ed ascoltavano la radio che trasmetteva dall’estero.Ad un tratto, la trasmissione della tivù che funzionava ugualmente, si  interuppe ed udii delle voci piene di un esagerato entusiasmo, gridando: „Liberi!Siamo liberi!”Davanti ai nostri occhi, si vedevano delle cose incredibili. La manifestazione organizzatasi proprio all’iniziativa di Ceauscescu si trasformava in una vera ribellione anti- Ceauscescu e poi anti- comunismo. Spaventato dalla folla, fu costretto a scappare via, nell’elicottero che stava sul tetto dell’edificio del Comitato Centrale, mentre la gente, acquistando sempre più coraggio, uscì in strada.Una confusione generale, delle lotte sanguinose, dei feriti e dei morti, ecco che cosa abbiamo vissuto e visto nei giorni seguenti, intorno a noi e alla tivù. Desideri e sogni soffocati per anni, scoppiarono in una vera rivoluzione e il regime totalitario del Tiranno stava per crollare, nello sfrenato impeto, sulla strada della libertà.

25 Dicembre, il Santo Natale, 1989.Sempre più preoccupati di quello che stava accadendo, sempre più spaventati di quello che sarà accaduto, non sapevamo niente, chi e da dove  si sparava e quando avrà cessato tutto. Andava in onda alla tivù la prima trasmissione in occasione del Natale e , timidamente noi, i più fortunati che ci trovavamo in casa, facevamo il nostro meglio per dimenticare quello che stava succedendo fuori. Ad un tratto, si interuppe di nuovo la trasmissione, e una voce grave e tremula annunciò che la coppia Ceauscescu, arrestata, fu giudicata, condannata a morte ed eseguita.Siamo rimasti impietriti e subito, l’intero Paese si sprofondò  in un silenzio spaventuoso.Le parole si perdono qui ,nel freddo dei fiocchi di neve che, quella notte, cominciarono a cadere, perché nessuna parola potrebbe descrivere ciò che abbiamo noi sentito in quel momento e nei seguenti giorni.
La neve del Dicembre 1989 distese un manto bianco sul quale cadono, ogni anno, dei fiocchi freddi e delle lacrime ardenti di nostalgia e di dolore.Tombe e croci di marmo bianco, il bianco dell’innocenza, nel quale scintillò, per la prima volta, la nostra speranza di libertà, nei raggi timidi dell’inverno.In disparte, in un altro cimitero, giaciono i corpi dei due dittatori, divisi dalla crudele morte.Di quando in quando, un nostalgico comunista viene ad accendere una candela anche all’ „Amato Dirigente”, come veniva chiamato,negli ultimi tempi.E così, ogni anno, i fiocchi di neve ci raccontano la triste storia del nostro cammino sulla strada della libertà.
                                                                      
                                                                 Il sole brilla anche d'inverno
E’ arrivata, finalmente, la primavera ,ma talvolta gli alberi da frutta fioriscono tra i freddi fiocchi di neve smarriti in un tardo inverno. Anche noi abbiamo vissuto un tardo  inverno! Nevica ancora, sui nostri pensieri e sulle nostre speranze, ma la bella stagione è arrivata già.

Gli anni’ 90  mi portarono la gioia di poter esercitare la mia professione, la mia passione e ,nel 1991, feci il mio meglio per introdurre lo studio della lingua italiana al Liceo Artistico della mia città, dopo quindici anni di attese. Andando contenta sulla strada della libertà appena conquistata, scoprii una nuova passione ed il coraggio di scrivere e nacquero così, i miei cari libri. Alcuni di noi purtroppo, si sono smarriti sulla strada troppo lunga della transizione ad una nuova società, ad un nuovo regime.Gli altri vivono ancora in una confusione e non sanno  se siano liberi o libertini, mentre i nuovi dirigenti si succedono come le stagioni di un anno.Io invece, mi sento ricca, come una stagione compiuta, e mi sembra di essere un autunno, vestito di foglie multicolori, il quale raccoglie i frutti della vita.Non sono triste però, anzi,ne sono felice perché il sole brilla anche d’invern ,mentre dei fiocchi bianchi cadono sui capelli, raccontando la storia della nostra vita.
        Marilena Rodica Chiretu -20 novembre, 2004.